Cultura

Politiche per la cultura

Nel campo della cultura, Senigallia si merita di più e di meglio rispetto al solo ruolo di luogo di eventi con la quale si è caratterizzata negli ultimi anni.
Non è mai stata, in effetti, valorizzata la sua valenza storica, artistica, culturale che può esprimere anche un immenso potenziale.
Senigallia deve riscoprire e riconoscere se stessa, a cominciare dai personaggi storici, gli artisti, le opere d’arte, i beni architettonici e la sua stessa storia (tra pochi anni cadrà il ventitreesimo centenario della sua fondazione). Pertanto, i musei, la biblioteca, la mediateca e le altre strutture saranno partecipi di uno specifico progetto di valorizzazione, assegnando loro il ruolo attivo di promozione della cultura.
Pensiamo, comunque, ad una cultura che abbia valore per se stessa, che sia veicolo di crescita civile convinti  che politiche culturali di qualità possano avere ricadute importanti sul turismo e sull’economia cittadina e non solo nei mesi estivi.

Pensiamo alla cultura in senso “integrato”, collegata ad altre attività in particolare all’urbanistica, all’economia e al turismo. Una politica che sia espressione di una cultura del territorio, del bene comune, che declini offerte anche di valorizzazione dell’intero comprensorio di riferimento, che superi il limite di una offerta turistica quasi esclusivamente costiera ma che, al contrario,  la arricchisca e la differenzi con i bellissimi centri storici delle vallate affacciati su campagne ancora suggestive e ricche di quei beni culturali,  storici e naturali che  hanno disegnato la storia locale e che in tante regioni d’Italia sono divenuti una leva fondamentale di sviluppo virtuoso, qualificante anche per le strutture produttive dei comparti di interesse.

La politica culturale non va ristretta solamente alla funzione scolastica e accademica ma occorre misurarsi anzitutto con la cultura in senso ampio, cioè nel suo significato umanistico (individuale) e nel suo significato antropologico (sociale).

Nello stesso tempo è fondamentale essere in interazione con il dibattito culturale (nazionale e internazionale), facendo in modo che esso sia reso accessibile nel territorio attraverso le principali istituzioni culturali di antica o recente formazione, tenendo sempre presente che  l’ambito d’interesse e d’ intervento  raccoglie anche  i cittadini del territorio della vasta area Senigalliese.
Rispetto alla vocazione internazionale della città, andrebbero recuperati sicuramente due aspetti: la tradizione culturale e l’eredità storica lasciata da Sergio Anselmi per quanto riguarda la Koiné Adriatica e Mediterranea e il ruolo millenario di Senigallia esemplificatosi nei secoli, ad esempio,  con l’esperienza della fiera della Maddalena. Esperienza questa che ha consentito in passato l’incontro della città con le diverse culture presenti del Mediterraneo e che oggi dovrebbe essere recuperata attraverso la cultura consentendo una capacità di ascolto e un’ integrazione con l’immigrazione attuale.

Una cultura che contribuisca ad ampliare la stagione turistica in modo da  non limitarla al solo aspetto del turismo balneare che va riqualificato.
In questo senso, i luoghi storici della città e la rete dei musei, ad oggi poco utilizzati, vanno recuperati come luoghi culturalmente attivi per manifestazioni di carattere locale, nazionale ed internazionale.
I Portici Ercolani, vero gioiello di architettura, possono divenire un esempio di “città dialogante” con la organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea ma anche di artigianato artistico per il rilancio della produzione locale, e di artigianato multietnico che ben si sposa con la storia dell’altra sponda del fiume che ripercorre anche nella toponomastica la storia della città, i suoi trascorsi commerciali con l’Oriente e la sua stratificazione urbanistica.

Il progetto museale (conservare per fare cultura)

Attualmente Senigallia dispone di varie istituzioni museali. Le più dipendono dal comune: il Museo dell’Informazione, il Museo dell’Agricoltura e l’Area Archeologica della Fenice, cui si aggiungerà in prospettiva la Casa Museo di Palazzetto Baviera. Altre appartengono alla Curia Vescovile, quali il museo di Palazzo Mastai e la Pinacoteca Diocesana. Questi luoghi hanno direzioni e gestioni separate e non sono nemmeno connessi in una rete di fruizione unica. In aggiunta a queste strutture in passato l’Amministrazione Comunale ha proposto la realizzazione di un Museo della fotografia intitolato a Giacomelli da collocare in un nuovo edificio nell’area ex Sacelit, su una superficie concessa dalla proprietà a scomputo degli oneri di urbanizzazione.

Una realtà museale così frammentata e settoriale, sia sotto il profilo della gestione, che sotto quella della localizzazione, oltre ad essere dispendiosa, è inefficiente e insufficiente. E’ necessaria perciò una sua riorganizzazione, attraverso l’unificazione  della gestione in un progetto unitario.

Il progetto che proponiamo è quello che fa perno sul Museo della Città e del Territorio, un museo diffuso di nuova concezione, che presenta una polivalenza ed una molteplicità di funzioni di gran lunga superiori a quelle dei tradizionali musei tematici (arte, archeologia, scienza ecc.). Alla base di questa struttura è un percorso conoscitivo sui molteplici aspetti della storia della città, le cui diverse componenti (politiche, economiche, urbanistiche, artistiche ecc.) vanno messe in relazione attraverso un allestimento espositivo multidisciplinare.

Il luogo più idoneo per la sua centralità e il suo valore simbolico a costituire il principale contenitore di questo museo e a svolgere il ruolo di baricentro e motore culturale della città in sinergia con tutti gli altri luoghi della cultura riteniamo debba essere Palazzo Gherardi. Qui avrebbe luogo la sede stabile del Museo e la gestione di tutto il sistema museale. La sua posizione centrale gli permetterebbe di espandersi e collegarsi, anche per mostre ed esposizioni  temporanee o sezioni separate, con le altri sedi vicine, quali il Palazzo del Duca, il Palazzetto Baviera e la Rocca Roveresca, dove ad esempio potrebbe trovare spazio un’esposizione permanente della storia urbanistica della città.

La struttura, oltre ad  un notevole valore storico-architettonico, inserita com’è nel fronte dei Portici Ercolani, presenta  una particolare importanza strategica per la sua posizione rispetto al centro storico e riveste un valore simbolico per aver ospitato per circa settanta anni il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale. E’ percepito da molti senigalliesi come luogo destinato tradizionalmente alla cultura e anche per
questo motivo è stato chiesto da più parti di conservare questa sua destinazione pubblica di carattere culturale, adibendola a contenitore museale, l’unica destinazione che potrebbe giustificare un ingente investimento da parte del Comune. Si tratta di un percorso teoricamente percorribile, perché l’edificio non presenta ostacoli insuperabili ad un utilizzo di questo tipo: anche le esigenze legate alla sicurezza potrebbero trovare una adeguata risposta. I problemi sono piuttosto legati alla superficie disponibile in relazione all’uso che se ne vuol fare e ai costi  di ristrutturazione.

L’unico ostacolo è stata l’intenzione dell’Amministrazione Comunale passata di collocare una struttura museale, dai contorni non ben definiti (si parla di un Museo della Fotografia dedicato a Giacomelli), nell’area ex Sacelit. Questa soluzione, così come è presentata, appare difficilmente accettabile, in quanto la collocazione di un museo cittadino in un’area separata dal cuore della città e destinata a restare marginale per molti mesi l’anno non ha molto senso.

La soluzione più ragionevole è che la fotografia senigalliese (che vanta una scuola importante) possa trovare un suo spazio, anche autonomo, all’interno della struttura del Museo della Città, sul quale concentrare tutte le risorse, in modo che venga a costituire, come si è detto, il luogo centrale di un sistema museale unico, articolato, polivalente e relazionato al suo interno, ma connotato da una stessa denominazione.

Infine è chiaro che la gestione unitaria degli spazi museali attorno al Museo della Città presuppone una direzione unica, da affidare ad un funzionario di cultura ed esperienza selezionato attraverso concorso pubblico, che dovrebbe anche avere la direzione della Biblioteca  Comunale. E’ questo l’unico modo per superare le gestioni separate in atto, ognuna delle quali, spalleggiata dai propri padrini, non intende rinunciare ad una parte del proprio potere in nome dell’interesse collettivo.


La Biblioteca Comunale

Strettamente legato al sistema museale è il ruolo della Biblioteca e dell’Archivio Comunale, il cui corretto funzionamento costituisce il presupposto di ogni azione culturale.

E’ innanzitutto d’obbligo rilevare che alla cura messa nel bel restauro di un edificio storico non ha fatto riscontro altrettanto impegno nel renderlo funzionale e ben organizzato, come si evidenzia nella mancanza di una adeguata climatizzazione, e anche manutenzione, soprattutto dei depositi, nella assenza di una sezione separata per ragazzi e di uno spazio riservato agli studiosi, nella scarsità di personale, nella modestia delle risorse dedicate alla conservazione del materiale archivistico e in altre carenze logistiche, che rendono difficile la sorveglianza e laborioso il prelevo del materiale dai depositi .

Inoltre la mediateca, inaugurata con tanta enfasi ha avuto breve durata, sopravvive come punto internet, per il resto è stata trasformata in “Informagiovani” introducendo nella biblioteca una funzione estranea che comporta via vai di persone e riduzione degli spazi.


Proponiamo:
•    il restauro e la climatizzazione dei depositi per la buona conservazione del materiale d’archivio e di quello librario antico, per difenderlo dagli sbalzi termici, soprattutto durante la stagione calda;
•    un programma di restauro del materiale storico;
•    l’istituzione di uno spazio separato per la Biblioteca dei Ragazzi;
•    uno spazio separato di facile sorveglianza per la consultazione del materiale d’archivio;
•    il ripristino del servizio della mediateca, per il cui materiale sono state spese ingenti somme, almeno ad uso interno;
•    il completamento della schedatura del materiale d’archivio e l’informatizzazione degli schedari del materiale librario;
•    la sostituzione del personale pensionato o in via di pensionamento, e cioè un direttore e di un archivista in possesso di requisiti e titoli in campo bibliotecario, archivistico e museale, da reclutare mediante concorso



Il Teatro

Il teatro, nella nostra città, pur avendo avuto un passato importante, oggi non è più percepito come una “presenza viva” nella quotidianità dei senigalliesi. Siccome il teatro è una forma d'arte archetipica la cui presenza, se stimolata, è stata sempre traino ed enzima di energie positive, c'è da chiedersi se a Senigallia non circolino queste energie oppure se il teatro non sia stato mai coltivato sufficientemente, affinché diventasse il crogiuolo di tali energie

Comunque, sia chiaro, non si tratta di una “questione localistica”.
Pensiamo sia ora di superare la distinzione fittizia fra la “cultura dal basso” e quella “dall'alto”: ci deve essere un interscambio frizzante, orizzontale ma anche verticale, fra tutti i soggetti (nazionali, internazionali e locali) che con passione e competenze reali si occupano di attività creative e cercano di contrastare l'appiattimento culturale che stiamo vivendo.  
Il Teatro La Fenice, pur con tutti i suoi limiti tecnici/strutturali, può diventare il luogo di questi scambi ma, per arrivare a ciò, esso non può essere inteso solo come contenitore di eventi che, talvolta, riflettono le trasmissioni televisive. Il teatro non deve essere la macchina fotocopiatrice della tv.  A conseguenza di tutto ciò, il nostro teatro deve essere visto, grazie ad una precisa direzione artistica, come un investimento culturale, sociale, economico e lavorativo.
Questo investimento, che ha molteplici ricadute positive nella collettività (crescita individuale,  creazione di strumenti per affrontare il disagio giovanile, turismo, entrate economiche, posti di lavoro, ecc.), passa tramite le cinque diverse attività che evidenziamo.

Attività di Strutturazione del Teatro.
Pensiamo sia necessario creare un Ente che gestisca autonomamente il teatro. Un ente basato su uno statuto che preveda, fra le altre cose, un comitato che faccia fruttare la sinergia fra pubblico e privato e che sia coordinato dalla figura del Direttore Artistico, ruoli tutti assegnati tramite bando pubblico.
Questa esigenza nasce dall'idea che il Comune non può essere il semplice portafoglio di strutture esterne interessate solo ad organizzare la stagione teatrale. Tale Ente, essendo gestito da persone che hanno a cuore il nostro teatro nella sua complessità, si occuperà di tutte le successive attività senza privilegiarne una a discapito delle altre.   

Attività Promozionale.
Occorre creare interesse per il teatro e farlo percepire come luogo allettante.
A questo scopo, riteniamo di fondamentale importanza instaurare rapporti stretti e costanti con le scuole e con tutti i centri d'aggregazione giovanile. L'ente dovrà organizzare con le scuole di tutti i gradi attività laboratoriali, spettacolari, didattiche che facciano prendere coscienza che il teatro è una possibilità di
espressione, di svago, di conoscenza, di utilizzazione del proprio tempo.

Attività Formativa.
Strettamente legata all'attività promozionale e centro del lavoro svolto dall'Ente è l'attività formativa. Per creare cultura teatrale e, quindi, per la nostra visione d'investimento, è indispensabile dedicare molteplici energie alla formazione. Questo, allo scopo di creare spazi permanenti e qualificati dove poter apprendere un mestiere: il teatro non è solo l'attore ma è composto da una miriade di competenze e professionalità gratificanti e remunerative. Ed è in quest’ottica che vediamo il teatro come luogo che può contenere corsi di alto livello in tutte le direzioni dell'arte teatrale: esperto luci, fonico, scenografo, macchinista, direttore di palco e di sala, attore/danzatore, cantante, musicista, regista, autore.

Attività Spettacolare.
Quest'attività è la più evidente ed è il momento di “massa” del percorso teatrale perciò non è da sottovalutare. Per questo, riteniamo importante che il cartellone abbia un suo progetto, una sua direzione e non sia solo un “minestrone” di eventi casuali. Seguendo tale
strada, vediamo assolutamente proficua una stagione teatrale che unisca grandi nomi a nomi sconosciuti, oltre che ospitare prove e debutti di varie compagnie.
L'attività Spettacolare si va ad intersecare con l'attività formativa perché gli allievi che frequenteranno i corsi potranno assistere a prove ed allestimenti delle compagnie ospitate e così confrontarsi direttamente con la pratica teatrale.

Attività di Produzione.
Nel solco di quanto già detto, ci appare conseguenza logica che l'Ente dovrà anche cimentarsi nella produzione di spettacoli sia con investimenti economici, sia con risorse umane.
Proporsi, quindi, per co-produzioni di alto livello ma anche, tramite fondi da ricercare in tutte le istituzioni, produrre piccoli spettacoli, sempre all'insegna della qualità e della visione che l'Ente avrà del rapporto Teatro-Senigallia.

 

Filmati

Una breve presentazione della candidatura di Roberto Mancini, introdotta da Luigi Rebecchini, segretario di Rifondazione Comunista.

 

 

Intervista a Roberto Mancini fatta da Claudio Cavallari: si parla della mozione in Consiglio Comunale sull'Acqua pubblica e della situazione sull'edilizia di Senigallia

 

Vario

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