Programma

Aggiornato il 24.03.2010


Roberto Mancini

e la Coalizione di Centro Sinistra che sostiene la sua candidatura a Sindaco per Senigallia

presentano il Programma per le prossime elezioni amministrative del Comune


La Senigallia del futuro:
più bella e più vicina ai suoi cittadini

 

 


Quelle che seguono sono le linee programmatiche della coalizione di centrosinistra che sostiene la candidatura di Roberto Mancini a Sindaco di Senigallia.

Al dibattito ed al concorso di idee che di seguito illustriamo ha contribuito lo sforzo da parte di molti cittadini che hanno voluto fornire spunti di riflessione sui temi della città attraverso il colloquio diretto con il candidato sindaco e attraverso la compilazione di un questionario sul futuro della città fatto circolare in più occasioni e presente nel sito in rete.

Per la Senigallia dei prossimi anni emerge viva la necessità di una politica attenta al futuro, nostro e dei nostri figli, e quindi pensiamo ad una città

• che viva in equilibrio con le proprie risorse naturali e ambientali;
• che sappia assicurare nuove prospettive di lavoro e di attività economiche;
• che valorizzi il patrimonio culturale, storico ed architettonico;
• che sia orientata verso la solidarietà sociale e l’attenzione alla persona, in un quadro di sicurezza e serenità.

La valutazione sulla passata Amministrazione muove da un giudizio negativo sia in merito a scelte politico-amministrativo che segneranno inevitabilmente la vita della città per i prossimi anni sia in merito ai requisiti di partecipazione e trasparenza nella gestione della “cosa pubblica” che appaiono mancanti nelle forze di maggioranza che hanno governato con separatezza e centralismo, svuotando e svilendo spesso i contenuti di riflessione e di contributo che da più parti - in Consiglio Comunale e nei movimenti spontanei nati nella città - si sono costituiti per discutere  su scelte calate dall’alto e non condivise.

Ascoltare ed accompagnare i cittadini alla soluzione dei loro problemi rappresenta la caratteristica di fondo della nostra politica per il futuro di Senigallia.

Intendiamo, quindi, affermare una netta discontinuità nei contenuti, nelle persone e nei metodi di governo,  con l’affermazione di un centro-sinistra nuovo e innovatore, che eviti che gli errori e le chiusure di questi anni si trasformino in forza e credibilità verso il centro-destra cittadino, di per sé confuso e poco credibile.

Il domani della nostra città non può non essere collocato territorialmente se non pensando ad un tutt’uno tra Senigallia, le sue 18  frazioni (alcune storiche, altre satellitari) ed i comuni delle Valli del Misa e del Nevola, ai quali siamo accomunati da caratteristiche sociali ed economiche, antiche e recenti, in un quadro di risorse comuni presenti nel territorio e di un paesaggio di primaria bellezza, cui non sempre è stata attribuita la considerazione dovuta.

 

 

 

Febbraio 2010

 

 

 

Partecipazione e Trasparenza, regole fondamentali

 

 

La Senigallia del futuro ha bisogno di regole e percorsi che favoriscano effettive e trasparenti pratiche di democrazia partecipata, per individuare i problemi e trovare le soluzioni condivise. Trasparenza e partecipazione sono i principi guida su cui, secondo noi, un'amministrazione deve fondare il governo della città.

Per questo, attueremo percorsi partecipativi basati su una corretta e piena informazione in merito alle scelte da adottare, in modo tale che, dopo essere state giustamente vagliate dai cittadini, vengano concretizzate dall’Amministrazione.

Il principio ispiratore di una buona amministrazione consiste nel privilegiare l'interesse pubblico e non quello privato: la città non è di proprietà di chi la governa, quindi deve essere amministrata attraverso una gestione trasparente e democratica.

 

E non ci stiamo inventando nulla. Un esempio pratico è la legge regionale toscana, che prevede che, quando un ente o un soggetto privato vogliano realizzare un’opera, si apra un confronto con i cittadini (con un dibattito pubblico) per mettere in discussione la stessa possibilità di realizzarla oppure che sia possibile cambiarla e farla così scorrere più tranquillamente, perché conosciuta e condivisa, nelle varie tappe dell’iter che dovrà seguire. E non è certo questa pratica ad allungare i tempi, non sono certo sei mesi di discussione (tanti ne prevede al massimo la legge toscana) a provocare un dannoso rallentamento. Si potrebbe tranquillamente fare anche qui da noi (immaginiamo se l’Amministrazione avesse coinvolto la cittadinanza nella gestione dell’affair Complanare…ci saremmo risparmiati lacerazioni che stanno diventando devastanti).

Per quanto riguarda le decisioni da prendere, le Pubbliche amministrazioni locali e regionali impiegano anni per deliberare su alcune opere complesse e quando si arriva alla fase finale si pretende che i cittadini (fino a quel momento quasi all’oscuro o sommariamente informati dei fatti) accettino le decisioni senza colpo ferire. E’ proprio in quel momento invece che si crea il cosiddetto “fronte del no”, con le sue motivazioni, rispettabili come quelle dell’Amministrazione e a volte anche più giuste e sensate.

 

La partecipazione è anche uno strumento di controllo sociale sull’operato della Pubblica Amministrazione. Se un progetto viene messo sotto osservazione da parte di qualche centinaia o migliaia di cittadini, sarà difficile che prenda strade diverse. Noi ci impegniamo, quando governeremo, a spiegare in maniera dettagliata il perché di certe scelte, garantendo gli strumenti affinché tale partecipazione non si risolva solo nel diritto/dovere civico di eleggere i propri rappresentanti in Consiglio, ma continui anche dopo.

 

 

Per fare ciò possono essere usati vari strumenti:


1)
la pubblicazione degli atti amministrativi attraverso tutte le forme possibili (sito internet costantemente aggiornato) che permetta una costante comunicazione

tra il “palazzo” ed i cittadini;

2) la promozione di gruppi di lavoro, consulte, comitati, intesi come momento di rappresentanza sociale e di rapporto con le varie realtà locali;

3) la programmazione di incontri con la popolazione e di assemblee pubbliche (almeno due all’anno) su argomenti di particolare importanza nei quartieri e nelle frazioni. Un giro di incontri verrà svolto preliminarmente alla stesura del Bilancio Preventivo del Comune (Bilancio partecipato);

4) la riorganizzazione dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico che sarà un vero e proprio front office a disposizione dei cittadini per fornire informazioni sui servizi comunali, consulenza sulle pratiche amministrative in modo da orientare con efficienza gli utenti senza inutili odissee tra gli uffici, informazioni turistiche;

5) l’istallazione su tutto il territorio comunale di bacheche informative dignitose, curando il loro aggiornamento;

6) la semplificazione di tutte le pratiche amministrative e la piena valorizzazione e riqualificazione delle professionalità e potenzialità esistenti all’interno  dell’organizzazione amministrativa, perché siano messe nella condizione di rapportarsi al meglio con le esigenze della cittadinanza.

 

 

 

Occupazione e nuove attività produttive

 

L’economia del territorio segnala criticità in diversi settori produttivi; dopo gli incrementi che si erano verificati negli anni scorsi, oggi si rende necessario e urgente verificare con le istituzioni e con le categorie produttive lo stato attuale. Su una popolazione cittadina di 44.000 abitanti sarà prioritario e fondamentale verificare la consistenza dei livelli disoccupazione e il conseguente impatto di ricaduta sulle oltre 16.000 famiglie del Comune a seguito di chiusure parziali o totali di aziende del territorio.
 Per questo, in queste settimane si è andato affrontando un percorso di analisi e ascolto dei bisogni dei diversi settori produttivi (industria, commercio, servizi, artigianato, agricoltura), dei loro operatori e dei lavoratori in essi impegnati.
 Disporre di indicatori economici aggiornati per cercare di promuovere scelte e porre in essere risposte adeguate le più vicine possibili ai bisogni dei comparti in difficoltà.
 Perdita di posti di lavoro, l’accesso negato al lavoro ai giovani o persistenti e cronici livelli di precarietà da parte di tanta parte della popolazione attiva, preclude ad ogni forma di prospettiva di vita futura e di dignità umana.
 Famiglie in difficoltà, con indebitamenti per mutui sulle case, con restrizioni economiche consistenti, ribaltano inevitabilmente sul territorio contraddizioni sociali e conflitti che investono una intera comunità. Su questo intendiamo sollecitare un confronto urgente e propositivo.

Pensiamo che l’occupazione e le attività produttive nuove o tradizionali costituiscano una delle priorità di questo progetto per il futuro.

Il turismo può trovare il suo consolidamento nella diffusa presenza di risorse naturali, paesaggistiche, storico-culturali, mai fino ad ora messe in rete in modo adeguato e funzionale.
Dalla spiaggia al primo Appennino, la stagione turistica può essere allungata ed anche “allargata” se in essa comprendiamo  la natura e la cultura di Senigallia e della sua valle e se finalmente viene messa in pratica e valorizzata la tutela del territorio, ad oggi relegata tra le buone intenzioni, e realizzati nuovi servizi (parchi, spazi attrezzati, attività agrituristiche) adatti al anche al turismo familiare che si rivolge a Senigallia.

L’artigianato, anche quello edile, può trovare nuove occasioni di attività nelle bonifiche e nel risanamento sia dell’ambiente che del patrimonio edilizio esistente (antisismicità), assieme alla messa in sicurezza del territorio, alla produzione alternativa di energia ed all’adeguamento energetico degli edifici, così come nuove opportunità possono essere ricercate grazie al connubio tra qualità e natura anche nel settore del tessile e del legno.
Pur non essendo presenti nel territorio insediamenti industriali di medie o grandi dimensioni, è pur sempre rilevante la presenza di piccole e medie imprese che stanno soffrendo l’attuale congiuntura economica negativa. Si dovrebbero attuare politiche di distretto industriale che consentano anche all’ambito senigalliese di sviluppare il tessuto industriale delle p.m.i. e potrebbero agevolare l’accesso al credito.

 

Nel commercio crediamo che vada contenuta la supremazia della grande distribuzione in favore sia della presenza dei dettaglianti sul territorio (nelle frazioni e nei quartieri è pressoché scomparsa la presenza socializzante dei negozi di rione) sia della valorizzazione dei centri commerciali naturali (Foro Annonario) da mettere in relazione, ad esempio, con le produzioni tradizionali, tipiche, biologiche, dell’agricoltura della nostra Valle.
In tale contesto, pensiamo che vada realizzato il sostegno alla cosiddetta “filiera corta” in agricoltura, ai gruppi di acquisto solidale ed all’autoproduzione; un’impostazione, questa, valida anche per uno dei settori più antichi di Senigallia, la pesca, oggi pressoché abbandonata a se stessa, che potrebbe ricostruire una propria prospettiva su attività di prima trasformazione del pescato, in rapporto con la ristorazione e il turismo.

Ritenendo centrale la creazione di occasioni per l’aumento della offerta di lavoro nel territorio senigalliese, pensiamo che si debbano creare – e si potenzino quelle già esistenti – strutture di riferimento ai servizi per la persona, purché espressione di una cultura del sociale  di cui le Amministrazioni locali devono tornare ad essere il fulcro svolgendo con maggior coinvolgimento i rapporti con la comunità dei cittadini.

Altre possibilità di incremento dell’occupazione possono derivare da una diversa concezione dello spazio portuale di Senigallia. Nell’ambito della nuova riorganizzazione dell’area portuale vanno reperiti spazi per nuove attività produttive ed occupazionali al servizio del cabotaggio turistico.

Ma si può anche progettare l’utilizzo della via marittima a fini turistici, ad esempio con linee charter verso la riviera del Conero, che da sempre attira e affascina anche chi risiede a Senigallia oltre che i turisti, senza dimenticare le potenzialità offerte dal mare come via di comunicazione verso l’altra sponda dell’Adriatico e altre località portuali italiane.

Al fine di finanziare nuovi interventi sul territorio comunale, sempre a sostegno dell’occupazione e per nuove attività d’impresa, sarà nostro compito  attivarsi nella ricerca di fondi dell’Unione Europea, dotando l’Amministrazione comunale di un Ufficio che promuova e coordini i progetti finanziati dall’Unione Europea.


Al fine di finanziare nuovi interventi sul territorio comunale, sempre a sostegno dell’occupazione e per nuove attività d’impresa, sarà nostro compito  attivarsi nella ricerca di fondi dell’Unione Europea, dotando l’Amministrazione comunale di un Ufficio che promuova e coordini i progetti finanziati dall’Unione Europea.

 


Politiche sociali e integrazione socio-sanitaria

Come già accennato, nel contesto della crisi attuale che coinvolge anche il nostro territorio, riteniamo necessario mettere in campo misure di sostegno alle famiglie in difficoltà:

• un fondo di garanzia che consenta, per quanti rimangono temporaneamente senza lavoro e/o in difficoltà di reddito, il rinvio del pagamento degli affitti e delle bollette;
• iniziative per la formazione di gruppi di acquisto solidale per avere beni di prima necessità a più basso costo;
• esenzioni e tariffe agevolate di accesso ai servizi sociali, anche a domanda individuale, sulla base della dichiarazione ISEE rimodulata tenendo conto delle situazioni di disoccupazione, mobilità e cassa integrazione.

Per quanto riguarda l’offerta dei servizi sociali si rende necessaria un’ulteriore riflessione ed una riarticolazione delle opportunità per incrociare nuove domande e diversi bisogni, in considerazione del fatto che i trasferimenti ai Comuni da parte del Governo si sono ridotti notevolmente.

 

Sempre più importante risulta il problema dell’assistenza per l’anziano non autosufficiente. A tal fine le istituzioni di riferimento all’interno del Comune di Senigallia (ex IRAB, Opera Pia) non riescono a soddisfare tutte le richieste che pervengono. E’ importante che il Comune si attivi presso gli organismi regionali per integrare le normative vigenti nel senso di  incrementare il numero di posti, di riconoscere tariffe differenziate a seconda delle necessità assistenziali e di riconoscere l’autonomia gestionale dei diversi enti nel riquadro di linee di indirizzo e di controllo di stretta pertinenza regionale. E’ altresì qualificante il riconoscimento per l’Opera Pia e l’ex IRAB del loro ruolo sociale che svolgono da tempo nel tessuto della città.

Va incentivata altresì la collaborazione pubblico-privato (il pubblico rappresentato dal Comune ed il privato sociale, tra cui il più rappresentativo è costituito dalla Caritas) per le attuali emergenze, quali la casa ed il lavoro, dove tali istituzioni dovrebbero incrementare la collaborazione in un sistema in rete.

 

Le politiche sociali dovranno necessariamente tener conto delle modifiche costanti che si verificano nel campo della demografia con l’aumento della popolazione anziana e per gli effetti delle politiche migratorie.

Pur mantenendo forte il binomio che lega servizi sociali e servizi sanitari, nell’obiettivo di un miglioramento del processo di integrazione tra le due componenti, auspichiamo l’avvio di una discussione e la creazione di un asse portante con la scuola, la formazione continua, le politiche per il lavoro e la cultura. La  creazione, cioè, di una rete di collaborazione, per arrivare al cosiddetto “cablaggio sociale” in cui i luoghi della cultura, della formazione e del tempo libero sono patrimonio collettivo, senza ghettizzazioni per la costruzione di vere infrastrutture del domani,  coinvolgendo tutto il tessuto sociale con il necessario passaggio dalla mera assistenza economica alla creazione sempre più ampia di servizi.    
Tuttavia questa interazione non dovrà essere in nessun modo il tentativo dissimulato di scaricare diritti dal terreno della sanità (per il quale il cittadino può esigere risposte) a quello del sociale (lasciato alla discrezionalità e alla compatibilità economica degli Enti Locali).

Per quanto riguarda la politica sanitaria nel territorio,  l’introduzione dell’aziendalizzazione ha equiparato ormai la sanità a qualsiasi altra merce.
Si è perso il controllo democratico del funzionamento del sistema. Il ruolo che compete alla politica deve essere limitato all’intermediazione tra le necessità del territorio e le risposte che il sistema sanitario deve erogare, lasciando ai tecnici il ruolo di gestione.

 

Il federalismo accentua la distanza tra le regioni ricche e le regioni povere. Quindi l’autonomia regionale porta con sé minori risorse e quindi minori servizi. Il Fondo sanitario nazionale tende ad assottigliarsi e le Regioni sono costrette o a introdurre tasse o a chiudere servizi. L’azienda unica, con la legge n. 13 del 2003, ha enfatizzato l’aspetto organizzativo e sottovalutato l’aspetto programmatorio che deve essere prerogativa del livello regionale, non si sono ridotte le liste di attesa, né la mobilità passiva verso altre regioni.

Pur esistendo ampi margini di miglioramento dell’efficienza del sistema e dell’appropriatezza clinica, che finora non si sono voluti perseguire per debolezza del sistema o connivenza politica, la continua diminuzione delle risorse messe a disposizione dal sistema sanitario hanno obbligato localmente gli operatori a mantenere faticosamente la qualità dei servizi. Per questo è necessario che  la nuova Amministrazione comunale si impegni a far sentire la propria voce sui seguenti punti:
• garantire la qualità del servizio, la sicurezza e la rapidità nelle prestazioni, completando le piante organiche del personale sanitario cominciando a stabilizzare i lavoratori precari;
• garantire il proseguimento delle cure sanitarie alle persone non autosufficienti con malattie croniche e mentali dimesse dall’ospedale;
• potenziare la medicina del lavoro nei suoi aspetti preventivi ed ispettivi;
• aumentare l’assistenza erogata alla popolazione anziana cominciando a portarla a 100 minuti come prevede la legge.

L’Amministrazione comunale dovrebbe istituire un Osservatorio per la sanità, che funzioni come una Commissione consiliare, con  operatività autonoma e che sia espressione istituzionale del Comune per la salute dei cittadini. 
 

 

Politiche per la sicurezza urbana

La sicurezza sembra essere diventata una delle maggiori preoccupazioni della nostra società.
Il diffuso senso di insicurezza non deriva solo dagli eventi criminosi o da comportamenti “incivili” oppure dalla novità costituita dalla presenza degli immigrati e dalle difficoltà di integrazione (le politiche istituzionali sono spesso insufficienti e contraddittorie; i cittadini sono lasciati soli a gestire tensioni a cui non sono preparati).
Il prevalere di un senso di angoscia e disorientamento rispetto alle incertezze del futuro (spesso  strumentalizzato da coloro che disegnano una società repressiva e autoritaria) trae soprattutto origine dalla disoccupazione e dalle difficoltà economiche, dalle mutazioni della famiglia, dalle carenze urbanistiche e dall’organizzazione del territorio: in sintesi da una società diversa e in continuo mutamento rispetto a quella del passato che oggi si affaccia inevitabilmente anche nel nostro territorio.

Noi crediamo che contrastare l’insicurezza sia possibile non solo e non tanto con la repressione delle attività criminose, ma anche e soprattutto con politiche di prevenzione e solidarietà:
• riqualificare le zone della città oggi degradate ( ristrutturare a fini abitativi alloggi abbandonati; cura dell’arredo urbano, adeguata illuminazione); garantire il monitoraggio generale delle aree dismesse o abbandonate presenti nel nostro comune, ai fini di un’azione coordinata con le autorità di pubblica sicurezza e delle polizia municipale, rivolta al contrasto dell’abusivismo e degli illeciti di ordine amministrativo e contestuale gestione del problema;
• istituire la figura del mediatore culturale per la gestione di situazioni problematiche interetniche;
• sostenere, nei quartieri e nelle frazioni, la riapertura di esercizi commerciali e favorire la partecipazione dei cittadini e delle associazioni per iniziative decentrate;
• elaborare un progetto comune e coordinato tra ente locale, forze dell’ordine, volontariato, associazioni, operatori economici e scuola, per interventi nel territorio (assistenza, comunicazione, servizi ai cittadini);
• impedire la formazione di sacche di povertà o emarginazione sociale con politiche di protezione sociale;
• favorire politiche di contrasto agli incidenti stradali, in seguito all’abuso di alcol e droghe, garantendo la messa a regime dei controlli stradali da parte della locale polizia municipale unitamente a iniziative di prevenzione;
• contrastare il reato di usura, aggravato dalla diffusione di una crisi economica ormai palpabile, attraverso l’erogazione di prestiti a tasso zero sino ad un massimo di 5.000,00 euro da parte dell’amministrazione comunale e rivolta a tutti i cittadini di Senigallia, inclusi gli stranieri con regolare permesso di soggiorno;
• svolgere un progetto di intervento rivolto a: l’informazione, la prevenzione e il contrasto delle truffe a danno dei cittadini, in particolare delle terza età, mediante azioni di coinvolgimento degli stessi nei luoghi di aggregazione e attraverso la diffusione di materiale informativo;
• favorire la creazione di specifici servizi rivolti alle fasce della cittadinanza più sensibili alla percezione di insicurezza diffusa (donne e anziani) nelle fasce della giornata più delicate (sera-notte) anche con la stipula di accordi mirati con le associazioni di categoria della città;
• fornire una serie di azioni a favore delle donne vittime di violenza e maltrattamenti in famiglia, mediante la creazione di un gruppo di operatori appositamente formato e l’individuazione di un centro anti violenza e di ascolto in grado di intervenire in un’ottica di rete con gli altri soggetti preposti al monitoraggio di tali fenomeni (forze dell’ordine, polizia municipale, personale socio-sanitario).

Per far ciò non chiameremo in causa solo i responsabili della sicurezza ma chiederemo anche la collaborazione degli operatori economici e sociali e daremo importanza al ruolo della famiglia, della scuola, dell’impresa e della società civile.

Siamo inoltre convinti che vi sia un altro fattore di rilevante importanza: la conformazione urbana.
E’ importante eliminare le disparità interurbane e il degrado all’interno di zone abitate, in quanto queste situazioni generano progressivamente  nei residenti un sentimento di insicurezza, con ripensamento degli spazi urbani in modo da ridurre le opportunità di delinquere, creando anche “dal basso” il miglioramento degli spazi  e degli immobili in modo da favorire un’immagine positiva e aumentando l’impegno ed il senso di appartenenza dei residenti favorendo così maggiore coesione sociale.
La prevenzione all’illecito è soprattutto compito di una amministrazione giusta e attenta ai bisogni dei suoi cittadini e deve perciò  riguardare in prima battuta i responsabili delle politiche abitative, dei servizi sociali, del tempo libero, della scuola, della polizia e della giustizia. A tal proposito proponiamo di istituire un assessorato apposito che abbia competenze in materia e coordini i vari settori interessati.

 


Politiche per la cultura

Nel campo della cultura, Senigallia si merita di più e di meglio rispetto al solo ruolo di luogo di eventi con la quale si è caratterizzata negli ultimi anni.
 Non è mai stata, in effetti, valorizzata la sua valenza storica, artistica, culturale che può esprimere anche un immenso potenziale.
 Senigallia deve riscoprire e riconoscere se stessa, a cominciare dai personaggi storici, gli artisti, le opere d’arte, i beni architettonici e la sua stessa storia (tra pochi anni cadrà il ventitreesimo centenario della sua fondazione). Pertanto, i musei, la biblioteca, la mediateca e le altre strutture saranno partecipi di uno specifico progetto di valorizzazione, assegnando loro il ruolo attivo di promozione della cultura.
Pensiamo, comunque, ad una cultura che abbia valore per se stessa, che sia veicolo di crescita civile convinti  che politiche culturali di qualità possano avere ricadute importanti sul turismo e sull’economia cittadina e non solo nei mesi estivi.

Pensiamo alla cultura in senso “integrato”, collegata ad altre attività in particolare all’urbanistica, all’economia e al turismo. Una politica che sia espressione di una cultura del territorio, del bene comune, che declini offerte anche di valorizzazione dell’intero comprensorio di riferimento, che superi il limite di una offerta turistica quasi esclusivamente costiera ma che, al contrario,  la arricchisca e la differenzi con i bellissimi centri storici delle vallate affacciati su campagne ancora suggestive e ricche di quei beni culturali,  storici e naturali che  hanno disegnato la storia locale e che in tante regioni d’Italia sono divenuti una leva fondamentale di sviluppo virtuoso, qualificante anche per le strutture produttive dei comparti di interesse.

La politica culturale non va ristretta solamente alla funzione scolastica e accademica ma occorre misurarsi anzitutto con la cultura in senso ampio, cioè nel suo significato umanistico (individuale) e nel suo significato antropologico (sociale).

Nello stesso tempo è fondamentale essere in interazione con il dibattito culturale (nazionale e internazionale), facendo in modo che esso sia reso accessibile nel territorio attraverso le principali istituzioni culturali di antica o recente formazione, tenendo sempre presente che  l’ambito d’interesse e d’ intervento  raccoglie anche  i cittadini del territorio della vasta area Senigalliese.
Rispetto alla vocazione internazionale della città, andrebbero recuperati sicuramente due aspetti: la tradizione culturale e l’eredità storica lasciata da Sergio Anselmi per quanto riguarda la Koiné Adriatica e Mediterranea e il ruolo millenario di Senigallia esemplificatosi nei secoli, ad esempio,  con l’esperienza della fiera della Maddalena. Esperienza questa che ha consentito in passato l’incontro della città con le diverse culture presenti del Mediterraneo e che oggi dovrebbe essere recuperata attraverso la cultura consentendo una capacità di ascolto e un’ integrazione con l’immigrazione attuale.

Una cultura che contribuisca ad ampliare la stagione turistica in modo da  non limitarla al solo aspetto del turismo balneare che va riqualificato.
 In questo senso, i luoghi storici della città e la rete dei musei, ad oggi poco utilizzati, vanno recuperati come luoghi culturalmente attivi per manifestazioni di carattere locale, nazionale ed internazionale.
I Portici Ercolani, vero gioiello di architettura, possono divenire un esempio di “città dialogante” con la organizzazione di manifestazioni di arte contemporanea ma anche di artigianato artistico per il rilancio della produzione locale, e di artigianato multietnico che ben si sposa con la storia dell’altra sponda del fiume che ripercorre anche nella toponomastica la storia della città, i suoi trascorsi commerciali con l’Oriente e la sua stratificazione urbanistica.

 



Il progetto museale (conservare per fare cultura)

Attualmente Senigallia dispone di varie istituzioni museali. Le più dipendono dal comune: il Museo dell’Informazione, il Museo dell’Agricoltura e l’Area Archeologica della Fenice, cui si aggiungerà in prospettiva la Casa Museo di Palazzetto Baviera. Altre appartengono alla Curia Vescovile, quali il museo di Palazzo Mastai e la Pinacoteca Diocesana. Questi luoghi hanno direzioni e gestioni separate e non sono nemmeno connessi in una rete di fruizione unica. In aggiunta a queste strutture in passato l’Amministrazione Comunale ha proposto la realizzazione di un Museo della fotografia intitolato a Giacomelli da collocare in un nuovo edificio nell’area ex Sacelit, su una superficie concessa dalla proprietà a scomputo degli oneri di urbanizzazione.

Una realtà museale così frammentata e settoriale, sia sotto il profilo della gestione, che sotto quella della localizzazione, oltre ad essere dispendiosa, è inefficiente e insufficiente. E’ necessaria perciò una sua riorganizzazione, attraverso l’unificazione  della gestione in un progetto unitario.

Il progetto che proponiamo è quello che fa perno sul Museo della Città e del Territorio, un museo diffuso di nuova concezione, che presenta una polivalenza ed una molteplicità di funzioni di gran lunga superiori a quelle dei tradizionali musei tematici (arte, archeologia, scienza ecc.). Alla base di questa struttura è un percorso conoscitivo sui molteplici aspetti della storia della città, le cui diverse componenti (politiche, economiche, urbanistiche, artistiche ecc.) vanno messe in relazione attraverso un allestimento espositivo multidisciplinare.


 Il luogo più idoneo per la sua centralità e il suo valore simbolico a costituire il principale contenitore di questo museo e a svolgere il ruolo di baricentro e motore culturale della città in sinergia con tutti gli altri luoghi della cultura riteniamo debba essere Palazzo Gherardi. Qui avrebbe luogo la sede stabile del Museo e la gestione di tutto il sistema museale. La sua posizione centrale gli permetterebbe di espandersi e collegarsi, anche per mostre ed esposizioni  temporanee o sezioni separate, con le altri sedi vicine, quali il Palazzo del Duca, il Palazzetto Baviera e la Rocca Roveresca, dove ad esempio potrebbe trovare spazio un’esposizione permanente della storia urbanistica della città.

La struttura, oltre ad  un notevole valore storico-architettonico, inserita com’è nel fronte dei Portici Ercolani, presenta  una particolare importanza strategica per la sua posizione rispetto al centro storico e riveste un valore simbolico per aver ospitato per circa settanta anni il Liceo Classico e la Biblioteca Comunale. E’ percepito da molti senigalliesi come luogo destinato tradizionalmente alla cultura e anche per questo motivo è stato chiesto da più parti di conservare questa sua destinazione pubblica di carattere culturale, adibendola a contenitore museale, l’unica destinazione che potrebbe giustificare un ingente investimento da parte del Comune. Si tratta di un percorso teoricamente percorribile, perché l’edificio non presenta ostacoli insuperabili ad un utilizzo di questo tipo: anche le esigenze legate alla sicurezza potrebbero trovare una adeguata risposta. I problemi sono piuttosto legati alla superficie disponibile in relazione all’uso che se ne vuol fare e ai costi  di ristrutturazione.

 L’unico ostacolo è stata l’intenzione dell’Amministrazione Comunale passata di collocare una struttura museale, dai contorni non ben definiti (si parla di un Museo della Fotografia dedicato a Giacomelli), nell’area ex Sacelit. Questa soluzione, così come è presentata, appare difficilmente accettabile, in quanto la collocazione di un museo cittadino in un’area separata dal cuore della città e destinata a restare marginale per molti mesi l’anno non ha molto senso.

La soluzione più ragionevole è che la fotografia senigalliese (che vanta una scuola importante) possa trovare un suo spazio, anche autonomo, all’interno della struttura del Museo della Città, sul quale concentrare tutte le risorse, in modo che venga a costituire, come si è detto, il luogo centrale di un sistema museale unico, articolato, polivalente e relazionato al suo interno, ma connotato da una stessa denominazione.

Infine è chiaro che la gestione unitaria degli spazi museali attorno al Museo della Città presuppone una direzione unica, da affidare ad un funzionario di cultura ed esperienza selezionato attraverso concorso pubblico, che dovrebbe anche avere la direzione della Biblioteca  Comunale. E’ questo l’unico modo per superare le gestioni separate in atto, ognuna delle quali, spalleggiata dai propri padrini, non intende rinunciare ad una parte del proprio potere in nome dell’interesse collettivo.

 


La Biblioteca Comunale

Strettamente legato al sistema museale è il ruolo della Biblioteca e dell’Archivio Comunale, il cui corretto funzionamento costituisce il presupposto di ogni azione culturale.

E’ innanzitutto d’obbligo rilevare che alla cura messa nel bel restauro di un edificio storico non ha fatto riscontro altrettanto impegno nel renderlo funzionale e ben organizzato, come si evidenzia nella mancanza di una adeguata climatizzazione, e anche manutenzione, soprattutto dei depositi, nella assenza di una sezione separata per ragazzi e di uno spazio riservato agli studiosi, nella scarsità di personale, nella modestia delle risorse dedicate alla conservazione del materiale archivistico e in altre carenze logistiche, che rendono difficile la sorveglianza e laborioso il prelevo del materiale dai depositi .

Inoltre la mediateca, inaugurata con tanta enfasi ha avuto breve durata, sopravvive come punto internet, per il resto è stata trasformata in “Informagiovani” introducendo nella biblioteca una funzione estranea che comporta via vai di persone e riduzione degli spazi.

 

Proponiamo:
• il restauro e la climatizzazione dei depositi per la buona conservazione del materiale d’archivio e di quello librario antico, per difenderlo dagli sbalzi termici, soprattutto durante la stagione calda;
• un programma di restauro del materiale storico;
• l’istituzione di uno spazio separato per la Biblioteca dei Ragazzi;
• uno spazio separato di facile sorveglianza per la consultazione del materiale d’archivio;
• il ripristino del servizio della mediateca, per il cui materiale sono state spese ingenti somme, almeno ad uso interno;
• il completamento della schedatura del materiale d’archivio e l’informatizzazione degli schedari del materiale librario;
• la sostituzione del personale pensionato o in via di pensionamento, e cioè un direttore e di un archivista in possesso di requisiti e titoli in campo bibliotecario, archivistico e museale, da reclutare mediante concorso

 


Il Teatro

Il teatro, nella nostra città, pur avendo avuto un passato importante, oggi non è più percepito come una “presenza viva” nella quotidianità dei senigalliesi. Siccome il teatro è una forma d'arte archetipica la cui presenza, se stimolata, è stata sempre traino ed enzima di energie positive, c'è da chiedersi se a Senigallia non circolino queste energie oppure se il teatro non sia stato mai coltivato sufficientemente, affinché diventasse il crogiuolo di tali energie

Comunque, sia chiaro, non si tratta di una “questione localistica”.
Pensiamo sia ora di superare la distinzione fittizia fra la “cultura dal basso” e quella “dall'alto”: ci deve essere un interscambio frizzante, orizzontale ma anche verticale, fra tutti i soggetti (nazionali, internazionali e locali) che con passione e competenze reali si occupano di attività creative e cercano di contrastare l'appiattimento culturale che stiamo vivendo.  
Il Teatro La Fenice, pur con tutti i suoi limiti tecnici/strutturali, può diventare il luogo di questi scambi ma, per arrivare a ciò, esso non può essere inteso solo come contenitore di eventi che, talvolta, riflettono le trasmissioni televisive. Il teatro non deve essere la macchina fotocopiatrice della tv.  A conseguenza di tutto ciò, il nostro teatro deve essere visto, grazie ad una precisa direzione artistica, come un investimento culturale, sociale, economico e lavorativo.
Questo investimento, che ha molteplici ricadute positive nella collettività (crescita individuale,  creazione di strumenti per affrontare il disagio giovanile, turismo, entrate economiche, posti di lavoro, ecc.), passa tramite le cinque diverse attività che evidenziamo.

Attività di Strutturazione del Teatro.
Pensiamo sia necessario creare un Ente che gestisca autonomamente il teatro. Un ente basato su uno statuto che preveda, fra le altre cose, un comitato che faccia fruttare la sinergia fra pubblico e privato e che sia coordinato dalla figura del Direttore Artistico, ruoli tutti assegnati tramite bando pubblico.
Questa esigenza nasce dall'idea che il Comune non può essere il semplice portafoglio di strutture esterne interessate solo ad organizzare la stagione teatrale. Tale Ente, essendo gestito da persone che hanno a cuore il nostro teatro nella sua complessità, si occuperà di tutte le successive attività senza privilegiarne una a discapito delle altre.   

Attività Promozionale.
Occorre creare interesse per il teatro e farlo percepire come luogo allettante.
A questo scopo, riteniamo di fondamentale importanza instaurare rapporti stretti e costanti con le scuole e con tutti i centri d'aggregazione giovanile. L'ente dovrà organizzare con le scuole di tutti i gradi attività laboratoriali, spettacolari, didattiche che facciano prendere coscienza che il teatro è una possibilità di espressione, di svago, di conoscenza, di utilizzazione del proprio tempo.
 
Attività Formativa.
Strettamente legata all'attività promozionale e centro del lavoro svolto dall'Ente è l'attività formativa. Per creare cultura teatrale e, quindi, per la nostra visione d'investimento, è indispensabile dedicare molteplici energie alla formazione. Questo, allo scopo di creare spazi permanenti e qualificati dove poter apprendere un mestiere: il teatro non è solo l'attore ma è composto da una miriade di competenze e professionalità gratificanti e remunerative. Ed è in quest’ottica che vediamo il teatro come luogo che può contenere corsi di alto livello in tutte le direzioni dell'arte teatrale: esperto luci, fonico, scenografo, macchinista, direttore di palco e di sala, attore/danzatore, cantante, musicista, regista, autore.

 Attività Spettacolare.
Quest'attività è la più evidente ed è il momento di “massa” del percorso teatrale perciò non è da sottovalutare. Per questo, riteniamo importante che il cartellone abbia un suo progetto, una sua direzione e non sia solo un “minestrone” di eventi casuali. Seguendo tale
strada, vediamo assolutamente proficua una stagione teatrale che unisca grandi nomi a nomi sconosciuti, oltre che ospitare prove e debutti di varie compagnie.
L'attività Spettacolare si va ad intersecare con l'attività formativa perché gli allievi che frequenteranno i corsi potranno assistere a prove ed allestimenti delle compagnie ospitate e così confrontarsi direttamente con la pratica teatrale.

 Attività di Produzione.
Nel solco di quanto già detto, ci appare conseguenza logica che l'Ente dovrà anche cimentarsi nella produzione di spettacoli sia con investimenti economici, sia con risorse umane.
Proporsi, quindi, per co-produzioni di alto livello ma anche, tramite fondi da ricercare in tutte le istituzioni, produrre piccoli spettacoli, sempre all'insegna della qualità e della visione che l'Ente avrà del rapporto Teatro-Senigallia.

 


Servizi educativi e scolastici

Quello che nella città viene eufemisticamente chiamiamo "campus" scolastico, in effetti non ha proprio nulla di un vero campus; è solo un susseguirsi di edifici in un’area divenuta tra le più pericolose della città dal punto di vista della viabilità stante una concentrazione di attività commerciali, di servizio, di uffici e di strade e svincoli che poco si coniugano con il concetto di campus scolastico.

Ciò nonostante  vi si recano quotidianamente oltre 3.000 studenti afferenti a 4 istituti scolastici di 2° grado: il Liceo psicopedagogico e Scienze del Linguaggio, l’Istituto per Geometri e Ragioneria, l’Istituto Alberghiero e l’IPSIA che costituiscono la gran parte della popolazione scolastica di secondo livello.

La creazione di un campus scolastico  richiama concettualmente l’idea di condivisione e vita comune tra i giovani studenti, la possibilità di frequentare le strutture anche per attività extrascolastiche, ricreative, di studio, di laboratori, di creatività.

Appare evidente la mancanza di servizi di base propri del concetto di campus. Per questo crediamo che occorra:

servizi logistici:
• costruzione di una mensa;
• il ripensamento con nuove modulazioni dei trasporti pubblici durante l'intera giornata per allargare la fruizione degli ambiti scolastici ai ragazzi anche con convenzioni e a costi agevolati con “card”per i giovani che frequentino teatri, sedi museali, cinema e spettacoli negli orari extrascolastici;
• l'individuazione di spazi aperti fino alla sera per aggregazione degli studenti, per lo studio;
• spazi con la fruibilità di quotidiani, riviste, libri, supporti di ogni altro genere.


supporti alla persona:

Dal momento che il campus dovrebbe vivere tutto il giorno della positiva presenza dei giovani, crediamo che dovrebbero essere attivati anche servizi di sostegno reale allo studio e ai giovani:
• la presenza di figure qualificate come uno psicopedagogista,  di una persona di riferimento che possa fare da tramite tra gli studenti e gli enti esterni che creino supporto allo studio nei casi di “sofferenza” nella resa scolastica (gruppi giovanili, ex docenti , gruppi di volontariato);
• lo spostamento dell’Informagiovani che potrebbe avere maggiore sviluppo e successo (anche nel rapporto scuola/impresa) se avvicinato e inserito nel contesto formativo;
• e attraverso la creazione di un impianto strutturale e continuo di supporto allo studio possono rientrare anche tutte le iniziative dell'offerta formativa territoriale (poft) che in questo momento da parte del Comune sono poche e sembrano più interventi estemporanei che veri e propri supporti strutturali.


Per quanto attiene le scuole cosiddette dell’obbligo (fino alle scuole secondarie di 1° grado) che coinvolge una popolazione scolastica di oltre  4.200 unità con un incremento importante degli studenti stranieri (8%)  va ribadita la necessità di sostenere il più possibile le sedi periferiche delle scuole elementari e  delle scuole materne nelle frazioni del territorio.  Far sì che le sedi scolastiche rimangano anche luogo di scambio sociale e punto di riferimento di fondamentale importanza per le comunità e non si svuotino anche di contenuti aggregativi oltre che formativi.

 

Per l’integrazione delle persone con handicap

 

L’insieme delle misure messe in atto da una Amministrazione per l’integrazione delle persone con handicap rappresenta la misura del proprio grado di civiltà.

 

Alcune settimane fa è arrivata la richiesta da parte del Comune indirizzata alle cooperative che gestiscono servizi per i disabili di tagliare le ore di assistenza alle famiglie. Dal nostro punto di vista, questi servizi ed i relativi capitoli di spesa non sono comprimibili.

Quindi, innanzitutto bisogna ristabilire le ore di assistenza al disabile sia a scuola che a domicilio; poi, il Comune dovrebbe mettere a disposizione locali attrezzati di cui il disabile grave e la sua famiglia possano usufruire gratuitamente per interventi individualizzati da parte degli educatori professionali.

 

Inoltre, è ormai necessaria una revisione dell’Accordo di programma che regola i rapporti tra ente locale, servizi socio-sanitari e scuola. E’, infatti, necessario che i servizi comunali, in collaborazione con le famiglie, prendano in carico le diverse situazioni individuali e garantiscano la dovuta continuità, spesso non altrimenti garantita, nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione ed anche tra la fase scolastica, nel suo insieme, e l’integrazione nel mondo del lavoro. Ciò è tanto più opportuno in presenza di casi gravi o complessi, dove il servizi comunali sono tenuti ad offrire il proprio contributo per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica di un progetto di vita.

 

Un particolare ritardo si sconta poi riguardo all’abbattimento delle barriere architettoniche.

I casi più eclatanti sono quelli della Biblioteca e dell’Informagiovani, degli uffici comunali di piazza Garibaldi, ma anche della stazione ferroviaria ed altri ancora, senza dimenticare alcuni sottopassaggi e il Palazzo del Duca, dove sono in opera tecnologie obsolete ed inefficaci.

Più in generale, comunque, pensando ai marciapiedi, alle strade o al trasporto pubblico, possiamo comprendere facilmente che ai cittadini con difficoltà di deambulazione è di fatto impossibile, ad esempio, raggiungere la stazione ferroviaria, a partire da un punto qualsiasi della città, e prendere un treno per Ancona, mentre alti sono i rischi di investimento per chi eserciti il semplice, ma fondamentale, diritto alla mobilità su mezzi a rotelle.

Proponiamo, pertanto, un censimento delle barriere architettoniche nel territorio del Comune di Senigallia e l’attuazione di quanto previsto dal piano per la mobilità.

 

Le questioni della mobilità urbana, della sua efficacia e sicurezza, riguardano le persone che rientrano nelle diverse tipologie di disabilità che, per esigenze di sintesi, possono essere ricondotte ai seguenti gruppi:

a)      utenti di sedia a rotelle;

b)      persone con difficoltà di deambulazione;

c)      persone cieche o con limitazioni della vista di differente intensità;

d)      persone sorde o con limitazioni uditive di differente intensità.

 

Il piano comporta la previsione e la realizzazione di percorsi dalle caratteristiche adeguate alle necessità, funzionali al raggiungimento dei luoghi di destinazione più frequentati o di servizio. Gli itinerari così individuati verranno dotati di tutte quelle misure specifiche che consentano alle persone con disabilità di muoversi in autonomia e di essere pienamente titolari del diritto alla mobilità.

Nello specifico, verrà posta attenzione alla corretta installazione di quegli elementi che possono costituire ostacolo alla mobilità (ad esempio: pali, segnali stradali, cartelli, piante ed alberi, tende dei negozi, edicole, cestini per la spazzatura, ecc.), nonché prevista la posa di segnalazioni tattili al suolo e il ricorso all’ascensore per superare dislivelli importanti.

La pavimentazione stradale, i marciapiedi, le fermate d’autobus e gli attraversamenti pedonali,

saranno dotati di soluzioni che escludano i cambi di livello improvvisi o altro che impedisca la continuità di percorrenza.

Nelle situazioni sopra indicate e pure nei parcheggi auto (forniti di spazi addizionali), sarà prevista la presenza di scivoli per superare l’impedimento costituito dai cordoli.

 

Il servizio del trasporto pubblico del disabile dovrà essere  più capillare e le famiglie dovrebbero essere adeguatamente informate sugli orari, sui tragitti e sulle fermate del medesimo servizio. In caso di malfunzionamento della pedana o di qualsiasi altro inconveniente occorre dare disposizioni affinché la ditta che assicura il trasporto deve intervenire immediatamente.

 

Il miglioramento qualitativo per chi vive a Senigallia, anche in situazione di handicap, costituirà non solo il segno tangibile di civiltà urbana, ma anche la più efficace pubblicità per il turista che deciderà di passare nella nostra città le sue vacanze. Tra l’altro, l’offerta della accoglienza turistica sociale rappresenta uno dei campi che possono contribuire al consolidamento del nostro turismo in generale. Ad esempio, anche il riconoscimento della “bandiera blu” implica proprio l’attenzione al problema della disabilità come uno dei requisiti più importanti.

 


Politica urbanistica

Nel nostro territorio, in mancanza di un piano di assetto urbano e territoriale che contempli alcuni obiettivi, logiche o filosofie generali, si è proceduto con continue varianti urbanistiche che in assenza di una pianificazione offre la possibilità di opposte esigenze pianificatorie creando nei fatti conflitti e contraddizioni evidenti.
 E’ dunque necessario proporre alcune considerazioni preliminari; pensiamo che Senigallia abbia bisogno di una nuova cultura e di un nuovo progetto per il governo del suo territorio in modo  che si ponga fine alla stagione, durata fin troppo, delle continue varianti urbanistiche e che disegni l’assetto urbano del futuro alla luce non di nuove espansioni, ma della necessità del riequilibrio del territorio danneggiato da scelte disorganiche e incoerenti. La scelta imperativa sarà quella dell’abbandono del concetto di consumo del territorio a favore di un progetto di  recupero e riutilizzo delle aree dismesse. Gli strumenti saranno quelli della nuova legge urbanistica regionale: il Piano Strutturale Comunale (PSC) che individui gli indirizzi generali di pianificazioni del territorio, un Piano Operativo Comunale (POC) e un nuovo Regolamento Urbanistico- Edilizio (RUE).

Va ribadita l’inscindibilità tra ambiente costruito e ambiente naturale per evitare la pericolosa classificazione del territorio in zone di serie A e zone di serie B, cioè zone da rispettare e “zone spazzatura” da sacrificare ulteriormente. E’ necessario sostituire la quantità con un nuovo processo pianificatorio basato sulla qualità.

 Alla conservazione del Centro storico (mantenimento del manufatto) si deve associare un utilizzo moderno (economicamente vantaggioso) con un uso residenziale, con attività direzionali attinenti alla sfera pubblica e privata;  con maggiore prudenza per le attività commerciali se tese a trasformare il Centro in uno shopping-center.
E’ necessario risanare il Centro storico come unico monumento e mantenere i ceti sociali che vi risiedono.
E’ necessario rilanciare il progetto di un “parco fluviale” con interventi di manutenzione tesi al riassetto-restauro del territorio e dell’ambiente alterato.

Nelle frazioni sono da approvare Piani Particolareggiati che ne assicurino il recupero e l’espansione ordinata ed armonica, evitando urbanizzazioni in aree esterne che nulla hanno a che fare con i nuclei frazionali storici.
Per ciò che concerne la riorganizzazione della periferia della città, bisogna assumere il concetto di riscattare i quartieri periferici leggendo le tracce della storia che consentano di interpretare il territorio per ciò che rappresentava; riconsiderare gli spazi e servizi necessari come il verde pubblico, parcheggi, trasporto pubblico, centri di aggregazione sociali, impianti sportivi e scolastici.

 

L’elaborazione qualificata e continua di un Ufficio Tecnico pubblico potrà disegnare un assetto urbano e territoriale, apportando contributi importanti sulla base di una buona conoscenza della storia e del territorio. La sua attivita’ necessita di una riorganizzazione in tempi rapidi, volta ad una semplificazione normativa, ad uno snellimento delle procedure e a garantire risposte certe in tempi accettabili che si ispirino a criteri omogenei e facilmente verificabili.


 Tornando all’assunto della necessità di non “appesantire” ulteriormente il territorio con nuove cementificazioni sulle nostre aree,  per lo più argillose, potenzialmente a rischio di frane e smottamenti oltre che a rischio sismico, crediamo sia fondamentale pensare ad un recupero del patrimonio edilizio esistente (anche studiando forme di incentivazione fiscale), con priorità verso progetti che utilizzino fonti energetiche rinnovabili (che dovranno nel tempo essere sostituite anche nel patrimonio edilizio pubblico) per salvaguardare il più possibile l’ambiente.

Promuovere un piano di edilizia popolare (velocizzando i progetti già avviati) che consenta l’aiuto alle fasce deboli della popolazione e sia di ausilio anche alle politiche di integrazione con le comunità immigranti al fine di garantire standard qualitativi di vita adeguati al rispetto della dignità della persona e favorire un percorso virtuoso nell’accoglienza e nella responsabilizzazione di tutti coloro che vogliono far parte della comunità cittadina, nel rispetto delle regole di convivenza ma anche nel rispetto delle diverse identità.
 
Parte integrante di una nuova politica urbanistica sarà quindi rappresentata da una diversa politica per la casa, finalizzata al recupero del patrimonio edilizio esistente e al rilancio dell’edilizia residenziale pubblica per garantire il diritto alla casa anche a fasce sociali a basso reddito.

La caratteristica del turismo stagionale porta la città ad avere un considerevole numero di alloggi affittati solo nella stagione estiva; ciò sembra comportare una situazione di  irregolarità; riteniamo che tale situazione possa essere superata – contribuendo ad alleggerire la pressante domanda di nuove abitazioni – con un intervento diretto dell’Amministrazione comunale, che oltre a monitorare il fenomeno, dovrebbe stabilire forme adeguate di incentivi al fine di limitare il fenomeno delle case sfitte.

Pensiamo poi di confermare e di incentivare le esperienze di  “autoproduzione” dell’alloggio, nel quale i futuri proprietari siano direttamente e materialmente impegnati nella edificazione delle proprie abitazioni. Gli “autocostruttori” saranno strutturati in un Gruppo organizzato e diretto nei lavori da personale professionale esperto ed accreditato. Il principale elemento che caratterizza l’autocostruzione assistita è la partecipazione associata dei futuri proprietari delle abitazioni e dei loro familiari nell’intero ciclo edilizio. E’ evidente che la regia di un progetto di autocostruzione assistita debba essere affidata ad una struttura che si proponga come strumento operativo in grado di attivare il consenso politico-amministrativo, principalmente per l’individuazione delle aree edificabili e la ricerca di soluzioni creditizie più vantaggiose per il finanziamento della iniziativa.

Corollario ad un più generale ridisegno del territorio urbano e extraurbano è la politica delle manutenzioni permanente delle strade, dei marciapiedi, del verde e dell’illuminazione pubblica. Strade pulite senza buche, parchi sfalciati, muri senza scritte, sono la vetrina di ogni città e richiedono fondi certi sia nel bilancio corrente che negli investimenti. 


In merito alla questione ex Sacelit, che di certo costituisce una grande operazione di cambiamento del panorama urbanistico della città, così a ridosso del Centro Storico e del litorale che verrà modificato sostanzialmente nel profilo, dobbiamo evidenziare un giudizio critico per quanto attiene la sostanza stessa del progetto.
Riteniamo che un’area così vasta (5 ettari a disposizione) dedicata di fatto alla edificazione di 180 appartamenti (di cui 130 di piccole dimensioni) non possa costituire un’occasione di crescita e sviluppo per la città.
 Si configura infatti uno scenario di puro investimento finanziario, con costi a metro quadro elevatissimi che renderanno di “nicchia” l’acquisto. Sarà un’immensa area vissuta certamente in estate che si svuoterà a settembre per divenire una “periferia in città” nei mesi invernali.
 Una “enclave” che porterà inevitabilmente problemi di viabilità che già  preannunciano modifiche sostanziali in quella parte di centro città che con il fiume apre verso il mare, una tra le più belle “vedute” di Senigallia: strade, svincoli, un nuovo ponte a doppio senso, la riduzione dei giardini Morandi, la rotatoria tra il bastione e la Rocca Roveresca.
 Ci sembra una’occasione mancata di crescita: avremmo visto con interesse la destinazione di quell’area ad iniziative che davvero rispondessero ad una domanda anche  turistica per l’intero anno facendo confluire lì progetti a più ampio respiro.

 

 

 

Casa, bene indispensabile

 

Oggi il problema del disagio abitativo non investe più solo le fasce di popolazione in condizioni di povertà, ma raggiunge un’ampia fascia di cittadini che, per ragioni diverse, passano in pochissimo tempo da una situazione di stabilità economica ad una condizione di vulnerabilità sociale. L'acquisto della casa richiede ormai un elevatissimo investimento finanziario, possibile solo in situazioni di stabilità occupazionale e di buona disponibilità di capitale di partenza, ma (vista la crisi economica) sono sempre meno le famiglie che possiedono questi requisiti e sempre di più quelle che le banche sfrattano dall'alloggio per il quale non sono più in grado di corrispondere i ratei del mutuo. In tale contesto diventa oggi difficile e rischioso, soprattutto per i giovani, programmare il proprio futuro. Il progressivo disimpegno delle politiche pubbliche, con conseguente drastica riduzione dell’offerta di abitazioni in affitto agevolato, la scarsità dell’offerta privata di abitazioni in affitto (nella sola Senigallia ci sono circa 8mila appartamenti sfitti), la “bolla immobiliare”, con l’aumento incessante sia dei costi per l’acquisto, che dei canoni per le (poche) case in locazione, ha determinato una drammatica situazione di “precarietà abitativa”. È quindi assolutamente necessario l’avvio di nuovi progetti di edilizia sociale in cui il Comune di Senigallia deve assumere un ruolo centrale, promuovendo nuove politiche integrate che realizzino un sistema di partenariato tra pubblico e privato. Nella nostra città è diventata indispensabile una decisa politica abitativa, come incentivare il social housing (cioè offrire alloggi e servizi con forte connotazione sociale, per coloro che non riescono a soddisfare il proprio bisogno abitativo sul mercato) e l’autocostruzione (un po’ come facevano i nostri nonni), assieme ai fondi di garanzia e contributi in conto interessi per agevolare l’accesso ai mutui. L'azione deve essere diretta a garantire il "bene casa" alla collettività, anche attraverso il miglioramento dei servizi e delle strutture legate alla residenza, in un’ottica di innalzamento del livello della qualità della vita dei cittadini, favorendo le classi sociali più deboli sotto il profilo sociale ed economico. Pensiamo a specifici finanziamenti pubblici, configurabili anche attraverso la concessione di aree a prezzo “politico” e/o l’abbattimento degli oneri di urbanizzazione al fine di realizzare immobili a fini sociali. L'obiettivo primario e ultimo è il benessere della collettività, attraverso la riduzione del disagio sociale, il mantenimento e l'incremento del patrimonio immobiliare pubblico e privato ad uso residenziale.

Abbiamo individuato alcune categorie di intervento sulle politiche abitative, che (se solo ci fosse un po’ di buona volontà) si potrebbero attuare sin da subito senza gravare il Comune di oneri esorbitanti:

 

- Aumentare l'offerta di alloggi in locazione;
- Incrementare e riqualificare il patrimonio di edilizia residenziale pubblica;
- Favorire l'acquisto della prima abitazione;
- Sostenere finanziariamente le famiglie e persone meno abbienti che abitano in locazione con canoni onerosi in relazione al reddito;
- Favorire il recupero, l'acquisto o la costruzione di immobili da destinare ad abitazione principale, attraverso interventi di autorecupero o autocostruzione;
- Promuovere interventi  sperimentali di bioarchitettura e risparmio energetico.

     - Alloggi da concedere in affitto a canone sociale e a canone concordato;

     - Alloggi da destinare a residenze per anziani e per studenti universitari;

     - Alloggi costruiti con sistemi di bioarchitettura e risparmio energetico da              

     destinare sia alla locazione che all’acquisto 

 

 

 

 

 

 

Agricoltura: alcune semplici idee per la città di Senigallia

 

 

Parlare di Agricoltura durante una campagna elettorale per una elezione di un Sindaco e del Consiglio Comunale può apparire inusuale, ma noi siamo convinti che attraverso la giusta attenzione a questo importante settore produttivo si ottengono molti benefici trasversali in molti altri settori.

 La Lista Mancini desidera invitare ad una forte attenzione ai temi che legano il territorio alla qualità della vita, all’agricoltura, all’alimentazione, ed infine alla salvaguardia delle risorse ambientali.

Come è noto il livello di governo comunale non prevede una autonomia di programmazione per quanto riguarda le misure da attuare nel settore agricolo ma in seno alle AC cade:

-          tutta la competenza per la pianificazione del territorio con la redazione degli strumenti urbanistici e con grande autonomia di scelta

-          la competenza legata alle scuole di I° e II° grado, alle materne ed ai nidi e quindi la competenza sui programmi educativi e sul tipo di alimentazione che si fa nelle scuole

-          la competenza nei mercati locali

-          ogni iniziativa di assistenza ai cittadini/consumatori

solo per citarne alcune.

 

A Senigallia per una serie di circostanze legate alla storia ed all’alta qualità delle risorse umane presenti sul territorio, si sono verificati eventi che hanno segnato il successivo cammino dell’agricoltura biologica sia in Regione che in Italia.

A Senigallia si è tenuta la prima Fiera dell’agricoltura Biologica; a Senigallia  si è concretizzata una delle prime forme di sostegno al reddito degli agricoltori biologici; a Senigallia hanno sede una delle più importanti associazioni italiane del settore (AMAB) ed uno dei più importanti organismi di certificazione (IMC).

Naturalmente al pari queste istituzioni ci sono realtà imprenditoriali importanti, singole ed associate.

Finora l’AC non ha mai pienamente capito il valore culturale ed economico di tali risorse ed anche la scelta di inserire prodotti biologici nei pasti delle mense scolastiche, scelta comunque non facilissima, ha avuto dei momenti di crisi: i bambini non mangiano pasta bio, non ci sono mercatini dedicati.

 

Cosa vorremmo si può fare?

L’AC può da subito e senza costi aggiuntivi, in forma autonoma o in sinergia con i comuni confinanti, programmi di pianificazione territoriale pensati in modo che le risorse ambientali (acqua prima di tutto, poi suolo, aria, biodiversità) siano pensate per essere mantenute ed incrementate con impegni chiari e qualitativamente facilmente identificabili.

Alcuni esempi:

1.      blocco del consumo di nuovo suolo e concentrazione di qualsiasi attività di incremento edilizio sulle aree già impegnate

2.      qualificazione di tutte le fonti d’acqua del territorio e loro messa in sicurezza: pozzi, fiumi, fossi, scoline, ecc.. per un progetto coraggioso di ampio respiro di messa in sicurezza del territorio da frane e smottamenti, dall’erosione del suolo fertile, per la salvaguardia della qualità delle acque

3.      verifica delle fonti di inquinamento: emissioni in atmosfera da aree produttive o riscaldamenti privati, emissioni nel suolo, ecc... per pensare a come ridurle o eliminarle con il buon senso – che a volte è sufficiente – con interventi per i quali ci sono soldi o con le multe nel caso dei furbi

4.      censire le fonti energetiche alternative e valutare la possibilità di aumentarle specialmente con sistemi agroenergetici ed aprire uno SPORTELLO PER L’ENERGIA

5.      avviamento di un rapporto continuo con le imprese agricole – ove già non sia presente – affinché queste divengano dei veri guardiani del territorio per tutta la comunità di cui fanno parte dando loro un ruolo effettivo di  controparte capace di produrre un ambiente sano oltre al cibo

6.      promuovere consumi sostenibili ad iniziare dalle strutture pubbliche: mense scolastiche, uffici pubblici

7.      attivare iniziative di mercato locale dei prodotti agricoli o di filiera corta per promuovere il consumo dei prodotti locali ed avviare una produzione locale di qualità

8.      aprire uno SPORTELLO DEI CONSUMATORI in collaborazione con le Associazioni Consumatori già presenti nel territorio regionale, per dare informazioni e risposte a chiunque le chieda sull’alimentazione, sul consumo, sulla filiera corta, ecc.. e promuovere il consumo dei prodotti del territorio comunale e vallivo

 

In questo modo  si potenzia la dimensione multifunzionale dell’impresa agricola nei suoi filoni tradizionali (agriturismo, manutenzione del territorio, piccole attività artigianali) facendo si che i cittadini della città si sentano fortemente legati ai cittadini delle campagne, reciprocamente interdipendenti per un progetto comune di sviluppo di qualità senza consumo di risorse.

 

 

 

 

Politica per il turismo

 

Il turismo può trovare il suo consolidamento nella diffusa presenza di risorse naturali, paesaggistiche, storico-culturali, mai fino ad ora coordinate in modo adeguato e funzionale.
Dalla spiaggia di velluto al primo Appennino, la stagione turistica può essere allungata ed anche “allargata”, se in essa comprendiamo  la natura e la cultura di Senigallia e della sua valle e se finalmente verrà messa in pratica e valorizzata la tutela del territorio (con attenzione a non  ripetere l’errore della Regione Emilia Romagna, che ha raggiunto la saturazione edilizia lunga la costa ed oggi sta affrontando la difficile impresa di recuperare spazi verdi) e realizzati nuovi servizi (parchi, spazi attrezzati, itinerari culturali, attività agrituristiche ed altro) in un quadro di collaborazione tra operatori pubblici e privati e di una ampia diversificazione delle proposte turistiche rivolte non solo al turismo familiare.

In tale contesto, il progetto della costruzione di un quartiere di lusso con albergo a cinque stelle nell’area ex Sacelit Italcementi rischia di compromettere le potenzialità del turismo senigalliese. Un’area da urbanizzare vasta cinque ettari e collocata sul mare e in prossimità del centro città, rappresenta una ricchezza enorme non tanto in termini finanziari, ma di risorsa su cui costruire il futuro di Senigallia. Pensiamo che questa area debba essere destinata ad attività collegate al turismo ed alla cultura che siano in grado di restare in esercizio per tutto l’anno e costituire una attrattiva stabile verso Senigallia. Pensiamo ad un progetto di “cittadella tematica” (ed esempio, La città della Scienza di Bagnoli) dedicata ad un tema originale, consono alla città, che non rappresenti un doppione di altre esperienza, ma costruendo una relazione con la Comunità Europea in un quadro di collaborazione tra pubblico e privato.

Negli ultimi anni il turismo ha subìto mutamenti radicali (nuove tecniche di prenotazione, voli low cost, l’affermarsi di nuove mete, ecc.) e a livello nazionale il turismo balneare è quello che ha risentito maggiormente di questi cambiamenti.
Siamo consapevoli che solamente un’accoglienza ad alto valore qualitativo sia in grado di poter fronteggiare il sempre più agguerrito panorama dell’offerta turistica mondiale e possa essere la carta vincente per la nostra città. Per il sistema delle imprese, le istituzioni ed il territorio nel suo insieme, si tratta di essere capaci di rispondere ad una generalizzata richiesta di qualità, in termini di tipologia delle strutture ricettive, di gradevolezza e salubrità ambientale, di ricchezza di offerta di servizi urbani, di qualità degli spazi aperti e delle acque, di miglioramento dei sistemi di accessibilità e mobilità (ad esempio, vanno ridefinite le potenzialità dell’aeroporto di Falconara).
In questo settore, forse più che in altri, è quindi d’obbligo dotarsi di un progetto e di una capacità operativa in comune tra soggetti pubblici e privati per promuovere un territorio con tutte le sue articolazioni: ambiente, servizi, qualità della vita, ricchezze artistiche ed architettoniche, il buon mangiare e così via.
In termini promozionali, viene proposta un’offerta integrata in grado di soddisfare una clientela sempre più segmentata nelle proprie richieste e nei propri gusti. Non dobbiamo dimenticare che la nostra regione offre una miriade di motivi di attrazione che, opportunamente organizzati, diventano altrettanti prodotti turistici veri e propri.

Anche per il turismo è necessario ragionare sempre in termini di area vasta. L’obiettivo strategico è la valorizzazione e lo sviluppo di un’offerta turistica integrata tra la costa e il suo naturale entroterra fino a spingersi nelle aree più interne.
Il nostro mare e la spiaggia di velluto (antico slogan giustamente valorizzato negli ultimi anni), il nostro paesaggio e le tradizioni, i nostri centri storici e i monumenti, la nostra arte e la cultura, le nostre produzioni agricole ed artigianali locali e l’enogastronomia, sono le identità che dobbiamo essere capaci di esaltare e affermare.

Senigallia e la sua valle vantano territori con una ricchezza culturale forte e, pertanto, pensiamo che il turismo culturale offra prospettive che vadano ben oltre il ruolo di dettaglio aggiuntivo della offerta balneare, tanto da meritare una progettualità ed una programmazione specifica.
Grazie alle risorse del nostro territorio, riteniamo che pure altri indirizzi dell’offerta turistica possano rappresentare potenzialità importanti, uscendo dall’episodicità di esperienze pur importanti ma limitate, per rientrare in progetti organici con programmazioni e promozione specifiche, in modo da avere una ricaduta positiva nell’economia e nell’occupazione: attraverso una “vetrina” costante di offerta nel turismo sportivo, sociale, congressuale, religioso, scolastico, giovanile (riallestendo per esempio un ostello della gioventù).

Senza dimenticare i nostri 14 km di  spiaggia, Senigallia dispone di molte doti in tema di turismo ambientale, grazie ad un entroterra quasi ancora tutto da utilizzare in tale direzione, a partire dal cicloturismo, dal trekking e dalle attività ludico-sportive; è realizzabile l'idea di percorsi-benessere, con punti di sosta attrezzati, per dare ai turisti l’opportunità di visitare, attraverso sentieri e strade di diverso grado di difficoltà, la spiaggia, la città, le colline e l’entroterra. In tale contesto sono da valorizzare, attraverso una adeguata manutenzione, il patrimonio di “strade bianche” che rappresentano un tratto caratteristico del nostro paesaggio.

Tra gli appuntamenti estivi, riteniamo che vada confermato il festival “Summer Jamboree”, recuperandone lo spirito originario, evento di prestigio dell’estate senigalliese, e mantenuto il buon rapporto con Rairadio2, che tanto ha contribuito al rilancio di Senigallia e della Spiaggia di velluto. Nello stesso tempo, pensiamo che sia possibile portare a Senigallia altri eventi di grande richiamo, avendo presente che talvolta si tratta di iniziative a costo contenuto, privilegiando alcune manifestazioni di prestigio che godono già di altri contributi e cercano luoghi ospitali per i loro incontri e raduni. Va aggiunto che in queste o altre manifestazioni rivolte ad un pubblico di massa occorre mettere a punto l’uso del territorio cittadino, la localizzazione degli eventi, gli aspetti logistici, il governo del traffico e dei parcheggi, le legittime aspirazioni di vivibilità di quei residenti che gravitano nelle aree interessate delle manifestazioni.

 


Spunti  per un traffico e una mobilità diversi

In via preliminare va detto che riteniamo indispensabile che a lato dei nuovi progetti a ridosso della costruzione della terza corsia autostradale vadano attrezzate aree che si possono configurare come “bosco urbano”, in quanto gli alberi sono comunque importanti per l’assorbimento di anidride carbonica e conseguentemente per il miglioramento della qualità dell’aria.
Il nostro obiettivo è anche quello di ridurre drasticamente il livello delle polveri sottili in città, a tal fine fondamentale sarà il potenziamento del servizio pubblico che va radicalmente rivisto rispetto alla situazione attuale, dove spesso gli autobus sovradimensionati viaggiano senza passeggeri, monitorando le effettive esigenze di mobilità urbana ed extraurbana dei cittadini.

La mobilità urbana va di pari passo anche con la vivibilità e la fruizione piacevole del centro cittadino. La pedonalizzazione del Centro dovrà essere arricchita da una politica di rilancio delle attività economiche e di un progetto generale rivolto all’accoglienza dei cittadini, con una  quotidianità di occasioni che va sostenuta per tutto l’anno e per questo è indispensabile rendere il Centro più accogliente e attraente.

Crediamo che vada elaborato un progetto compiuto per una nuova mobilità urbana e una diversa politica del traffico.
Riportiamo alcuni spunti  di ragionamento sulla iniziativa volta a rivedere la mobilità dei cittadini nell’area urbana ed extraurbana rispetto alla mera ipotesi di soluzione della Complanare per cercare una migliore convivialità nella città e nei quartieri.
Si dimentica, talvolta, che la strada è uno “spazio sociale”, un luogo di incontro e di scambi economici; che l’andare a piedi od in bicicletta sono tra i modi di spostarsi più importanti; che il 21% degli spostamenti automobilistici urbani sono inferiori ai 2 chilometri e il 32% sono inferiori ai 3 chilometri, essi potrebbero essere effettuati anche a piedi o in bicicletta, in una città come Senigallia che morfologicamente suggerisce e rende possibile tali spostamenti.

Il segreto di una nuova convivialità nei quartieri è di condurre i veicoli tranquillamente, in quanto la riduzione della velocità dei veicoli è il più importante intervento per la sicurezza dei pedoni, dei ciclisti e degli automobilisti.
A bassa velocità i veicoli accelerano e frenano meno, fanno meno emissioni inquinanti e meno rumore. La moderazione della velocità nelle aree urbane, riguarda strade con funzione residenziale e strade di intenso traffico con funzione di attraversamento. In entrambi i casi la finalità principale è la ricerca dell’aumento della sicurezza stradale realizzando il risanamento di punti pericolosi mirando nel contempo a riqualificare l’ambiento urbano, affinché possa svolgere in modo migliore la sua funzione di relazione per la gente.
Tre i principi progettuali:
• mettere sullo stesso piano d’importanza tutti i modi di trasporto;
• rivalutare il ruolo sociale della strada, cioè il piacere di incontrarsi, di passeggiare, guardare le vetrine, il gioco, la scoperta e l’osservazione dello spettacolo permanente che offre la gente nella via;
• l’azione creativa, piuttosto che l’applicazione cieca di norme, deve governare il processo di trasformazione. Su strade a funzione di residenza è importante l’obiettivo della deviazione del traffico non ivi finalizzato sulla strada stradale superiore. La semplicità, l’economia e l’efficienza sono gli elementi più importanti da considerare in fase di riprogetto della strada.
La moderazione della velocità consente interventi migliorativi che rientrano in una proposta generale ed organica di interventi per riportare la gente nelle strade assicurando, nel contempo, maggiore sicurezza alla mobilità pedonale, ciclabile e veicolare.
La gerarchia stradale potrebbe avere due livelli di regolamentazione: le strade a velocità moderata, accessibili a tutti con il limite di 30 km. all’ora, dove più che il cartello ha l’effetto moderatore la riorganizzazione delle caratteristiche fisiche e geometriche della strada; attraverso la sistemazione dei parcheggi, le pavimentazioni differenziate e l’arredo urbano.
Nei quartieri dove si applica la moderazione della velocità si riduce notevolmente la segnaletica verticale ed orizzontale; non sono necessari attraversamenti pedonali, la bicicletta non ha bisogno di spazi riservati e molto più spazio è destinabile alla sosta entro posti delimitati ordinatamente.
Concatenando tra loro più strade a velocità moderata si possono realizzare percorsi ciclabili continui e lunghi senza sottrarre lo spazio ad altri utenti della strada, realizzando il principio dell’integrazione, anziché della separazione.


Il trasporto pubblico

L'attuale servizio urbano cittadino appare oggi obsoleto alla luce  della nuova città che si è venuta creando e modificando nella geografia dei quartieri, delle frazioni e delle aree artigianali e industriali. Dal 1976 ad oggi di poco conto sono stati gli incrementi e gli assestamenti al trasporto pubblico rispetto alla enormità del cambiamento strutturale della città e ciò implica necessariamente l’esigenza di una rilettura del rapporto viabilità e trasporto pubblico.

La città si presenta attualmente con periferie popolose, come Cesanella e Ciarnin, frazioni sempre meno popolate, perché ormai mancanti dei servizi essenziali per una tipologia di vita e di quotidianità che si è modificata, grandi aree artigianali, come Cesanella e  Borgo Bicchia e nuove aree di insediamenti popolari, come Borgo Passera.

Inoltre nelle zone limitrofe con i comuni di Marotta, Casine, Passo di Ripe, Ponte Rio sono sorti grandi insediamenti abitativi, dove i cittadini senigalliesi si sono trasferiti per supplire all’elevato costo delle abitazioni in città.

La mancanza di un servizio urbano efficace ed efficiente, sia verso le nuove zone residenziali, sia verso le nuove zone produttive, viene di fatto sopperito con l'utilizzo delle vetture private che conseguentemente intasano le strade, inquinano l'aria che respiriamo e che necessitano di parcheggi sempre più numerosi e sempre più grandi per tutti coloro che inevitabilmente debbono recarsi al centro, per studio, lavoro, fruizione di servizi o anche semplicemente  per fare una passeggiata nelle vie del centro città.

Ripensare, quindi, il servizio urbano non vuol dire solo risolvere un problema tecnico con l’aumento di mezzi e corse ma vuol dire anche e soprattutto intervenire sulla vita della città e dei suoi abitanti migliorandone la qualità. Significa:
• far raggiungere il posto di lavoro alla popolazione senza dover prendere la vettura privata e riportarli a casa a lavoro terminato;
• sopperire alla distanza chilometrica che il mercato edilizio ha amplificato con i suoi prezzi;
• ripopolare e far rivivere splendide frazioni storiche di Senigallia quali Scapezzano, Roncitelli, Sant'Angelo, Castellano;
• togliere molte vetture dalle strade;
• non avere periodicamente il problema di trovare nuovi parcheggi nella zona urbanizzata della città;
• salvaguardare e difendere la salute dei cittadini;
• non aver bisogno di strade nuove e devastanti come la complanare;
• poter creare vere piste ciclabili;
• dare nuova vita al centro storico, goderne la bellezza e il fascino, come già avvenuto in molte città anche della nostra regione che hanno fatto leva sul desiderio da parte di cittadini e turisti di passeggiare e vivere “il centro” come un salotto, nel quale la bicicletta e la pedonalizzazione arricchiscono la fruizione dei bei palazzi, dei monumenti, della struttura architettonica e innescano un meccanismo virtuoso di utilizzo degli esercizi commerciali e della ristorazione.

Luoghi come piazza Garibaldi (o del Duomo) potrebbero divenire realmente spazi per gli incontri tra le persone, il Foro annonario sarà in continuità con i Portici Ercolani e con gli ex Macelli, il proseguo naturale di piazza del Duca, piazza Simoncelli e piazza Roma, tutti luoghi ad alta ricezione turistica e culturale sui quali potranno insediarsi nuove e diverse attività, sia di carattere culturale turistico, che di carattere commerciale, come di piccolo artigianato.
La nostra proposta per un nuovo servizio urbano muove da due considerazioni principali:

 come raggiungere il centro dalla propria area di residenza;Ø
 come
Ø fermare le vetture private che arrivano in città.


1. Periferia - Centro

Si individuano alcuni segmenti principali che transitando per strade percorribili lambiscono il maggior numero di frazioni o nuovi insediamenti abitativi.

Essi sono:
Marotta- Cesano-Cesanella
Roncitelli -Scapezzano
Passo Ripe – Brugnetto – Cannella - Borgo Ribeca - Borgo Catena – Casine – Bettolelle – Vallone - Borgo
Passera - Borgo Bicchia - San Silvestro - Sant'Angelo
Castellano - Montignano – Marzocco - Ciarnin

In questi segmenti dovranno viaggiare autobus consoni con frequenza di 60 minuti (estesa a 30 minuti in alcuni casi, ovvero orari) con orario di inizio servizio e turno compatibile sia per
raggiungere i luoghi di lavoro in città che fuori città e sia per tornare a casa dopo il lavoro.
Con un servizio simile sarà sicuramente più agevole acquistare una casa a Roncitelli, dove il costo  è molto più basso rispetto alla città, e il rischio di essere “isolati” si riduce (anche tenendo conto delle legittime esigenze delle fasce di età giovanili per le quali l’attrattività del centro città rimane elevata anche al di fuori degli orari di studio e lavoro).


2. Sosta per le vetture che arrivano in città

 ØGrande Anello: si individuano tre grandi parcheggi scambiatori, quali:
NORD: Villa Torlonia
OVEST: Cityper
SUD: Ciarnin
All'altezza di questi parcheggi verranno fermate tutte le vetture. Un servizio di bus navetta ogni 20 minuti trasporterà i cittadini dai parcheggi al centro. Questa soluzione può essere applicata in tutti i week end ed in occasione di grandi eventi, e in altissima stagione turistica.

 ØPiccolo Anello: viene pedonalizzato l'intero centro storico, cioè tutto quello che è compreso tra Viale Leopardi, Stradone Misa, Via Rossini e la Nazionale.
Su queste vie transiteranno durante la giornata 2 minibus navetta con direzione alternata che
transitando in prossimità dei parcheggi permettono alla popolazione di raggiungere il Centro
Storico dopo aver parcheggiato la vettura privata.

I parcheggi interessati sono quelli della Gioventù Italiana – Saline, Cityper, Ponte Zavatti, stadio Comunale, stazione FS e Piazzale Morandi.

All'interno del Centro storico pedonalizzato transiterà un trenino sul percorso Foro Annonario -Portici - via Marchetti - via San Martino – piazza Saffi – Piazza del Duca - Foro Annonario.
Il trasporto urbano sui lungomare avverrà con gli stessi periodi e le stesse frequenze di quelli
attualmente esistenti.

Pensando di iniziare il servizio con la frequenza di 1 autobus ogni ora in tutte le direzioni, e tenuto conto del fatto che nella tratta Marotta-Marzocca e Sant'Angelo-Senigallia insiste già un monte chilometrico finanziato per il servizio extraurbano così come nelle direttrici Casine-Senigallia e Passo Ripe-Senigallia, il nuovo sistema potrebbe reggersi con un finanziamento pari a 900.000 Km/anno (cioè l’attuale contributo del Comune ed un contributo regionale per circa 650.000 Km/anno). Attualmente tale contributo è pari a circa la metà.
Considerando che altre città, simili a Senigallia per popolazione ed orografia,  hanno già contributi chilometrici dall'Ente pubblico pari a questo importo,  crediamo di avere il dovere di rivendicare tale necessità anche per la nostra città.

 

 

SENIGALLIA CITTÀ ELETTRICA

 

Pubblichiamo volentieri nel nostro programma le seguenti proposte dell’Ing. Lorenzo Spadoni che pensiamo possano essere molto utili nella ricerca di soluzioni ai problemi della mobilità, del traffico e della qualità dell’aria a Senigallia.

 

 

PUNTI PROGRAMMATICI

 

  • Sosta gratuita nei parcheggi pubblici a pagamento presenti sul territorio comunale di veicoli (tricicli, quadricicli, automobili, autocarri) completamente elettrici.
  • Sosta a prezzo scontato nei parcheggi pubblici a pagamento presenti sul territorio comunale ai veicoli ibridi e alimentati a metano.
  • Installazione di almeno 20 punti di ricarica pubblici per veicoli elettrici in punti strategici del territorio comunale.
  • Promuovere un sistema pubblico di gestione dei punti ricarica.
  • Sostituzioni dei veicoli di servizio dell'amministrazione comunale con modelli elettrici.

 

 

ANALISI DELLA PROPOSTA

 

Considerati il successo delle nuove piste ciclabili comunali, il crescente uso della bicicletta elettrica, gli incentivi statali all'acquisto di veicoli elettrici, l'arrivo di nuovi modelli di veicoli elettrici entro il 2012 e al fine di favorire nuovi sistemi di mobilità compatibili con l'ambiente, il Comune di Senigallia favorirà i cittadini che sceglieranno l'uso di veicoli (bicicli, tricicli, quadricicli, automobili, autocarri) elettrici sul suo territorio comunale. Il fine ultimo è portare la città di Senigallia a disincentivare completamente l'uso del veicolo tradizionale entro il 2020 e creare nuovi lavori all'interno del territorio comunale e probabilmente nuove iniziative imprenditoriali.

Si propongono le seguenti iniziative:

- Permettere entro il 2010 a chi possiede veicoli completamente elettrici di parcheggiare gratuitamente nelle zone blu e nei parcheggi pubblici a pagamento nel territorio comunale. Il parcheggio di veicoli elettrici sará regolamentato secondo l'attuale codice della strada.

- L'amministrazione comunale fornirà un pratico bollino (per esempio giallo), da esporre come il bollino blu, a tutti coloro che presenteranno l'adeguata documentazione che dimostra la proprietà del veicolo elettrico. Il bollino giallo verrá fornito anche a persone munite di veicolo elettrico non residenti nel Comune di Senigallia. Si pensa agli abitanti dei comuni limitrofi che lavorano a Senigallia e a chi sceglie la Città per le sue vacanze.

- A chi possiede veicoli ibridi verrà concessa la possibilità di avere un permesso di parcheggio nelle zone blu del territorio comunale a prezzo agevolato.

- L'amministrazione comunale s'impegna a promuovere presso l'amministrazione provinciale/regionale l'introduzione di un bando per un sistema di incentivi economici atti all'installazione entro il 2011 di almeno 20 colonnine di ricarica per biciclette e auto elettriche equamente distribuite presso centri commerciali, parcheggi pubblici, alberghi e imprese. Questo al fine di creare un principio di rete di punti di ricarica, destinato poi a crescere con modalità da definire. Questa rete verrà pubblicizzata sul sito Internet del Comune di Senigallia.

- La rete di punti di ricarica potrà essere fonte di guadagno sfruttando la tariffazione delle ricariche. L'amministrazione comunale potrebbe utilizzare questi introiti per ammortizzare la installazione in luoghi pubblici di nuovi punti di ricarica.

Si potrebbe istituire un'efficiente azienda pubblica che possa anche fornire/vendere lo stesso servizio anche ad altre realtà comunali che vogliano imitare il modello Senigallia per la creazione, gestione e manutenzione di punti di ricarica, diventando questa azienda pubblica fonte di guadagno per le casse comunali a creando utili posti di lavoro.

 

 

Handicap e Diversamente Abili, quando un’Amministrazione “deve” essere presente

 

L’insieme delle misure messe in atto da una Amministrazione per l’integrazione delle persone con handicap rappresenta la misura del proprio grado di civiltà.

 

Alcune settimane fa è arrivata la richiesta da parte del Comune indirizzata alle cooperative che gestiscono servizi per i disabili di tagliare le ore di assistenza alle famiglie. Dal nostro punto di vista, questi servizi ed i relativi capitoli di spesa non sono comprimibili.

Quindi, innanzitutto bisogna offrire ore di assistenza al disabile sia a scuola che a domicilio rapportate ai bisogni ed ai progetti individuali; poi, il Comune dovrebbe mettere a disposizione locali attrezzati di cui il disabile grave e la sua famiglia possano usufruire gratuitamente per interventi individualizzati da parte degli educatori professionali.

 

Va anche verificata l’osservanza delle norme di legge riguardo al diritto al lavoro, in particolare negli uffici pubblici. Ad esempio, la ASUR è inadempiente perché ben 29 posti di lavoro riservati ai disabili non sono stati coperti nonostante siano previsti in organico.

 

Inoltre, è ormai necessaria una revisione dell’Accordo di programma che regola i rapporti tra ente locale, servizi socio-sanitari e scuola. E’, infatti, necessario che i servizi comunali, in collaborazione con le famiglie, prendano in carico le diverse situazioni individuali e garantiscano la dovuta continuità, spesso non altrimenti garantita, nei passaggi tra i diversi gradi di istruzione ed anche tra la fase scolastica, nel suo insieme, e l’integrazione nel mondo del lavoro. Ciò è tanto più opportuno in presenza di casi gravi o complessi, dove il servizi comunali sono tenuti ad offrire il proprio contributo per l’elaborazione, la realizzazione e la verifica di un progetto di vita.

 

Un particolare ritardo si sconta poi riguardo all’abbattimento delle barriere architettoniche.

I casi più eclatanti sono quelli della Biblioteca e dell’Informagiovani, degli uffici comunali di piazza Garibaldi, ma anche della stazione ferroviaria ed altri ancora, senza dimenticare alcuni sottopassaggi e il Palazzo del Duca, dove sono in opera tecnologie obsolete ed inefficaci.

Più in generale, comunque, pensando ai marciapiedi, alle strade o al trasporto pubblico, possiamo comprendere facilmente che ai cittadini con difficoltà di deambulazione è di fatto impossibile, ad esempio, raggiungere la stazione ferroviaria, a partire da un punto qualsiasi della città, e prendere un treno per Ancona, mentre alti sono i rischi di investimento per chi eserciti il semplice, ma fondamentale, diritto alla mobilità su mezzi a rotelle.

Proponiamo, pertanto, un censimento delle barriere architettoniche nel territorio del Comune di Senigallia e l’attuazione di quanto previsto dal piano per la mobilità.

 

Le questioni della mobilità urbana, della sua efficacia e sicurezza, riguardano le persone che rientrano nelle diverse tipologie di disabilità che, per esigenze di sintesi, possono essere ricondotte ai seguenti gruppi:

a)      utenti di sedia a rotelle;

b)      persone con difficoltà di deambulazione;

c)      persone cieche o con limitazioni della vista di differente intensità;

d)      persone sorde o con limitazioni uditive di differente intensità.

 

Il piano comporta la previsione e la realizzazione di percorsi dalle caratteristiche adeguate alle necessità, funzionali al raggiungimento dei luoghi di destinazione più frequentati o di servizio. Gli itinerari così individuati verranno dotati di tutte quelle misure specifiche che consentano alle persone con disabilità di muoversi in autonomia e di essere pienamente titolari del diritto alla mobilità.

Nello specifico, verrà posta attenzione alla corretta installazione di quegli elementi che possono costituire ostacolo alla mobilità (ad esempio: pali, segnali stradali, cartelli, piante ed alberi, tende dei negozi, edicole, cestini per la spazzatura, ecc.), nonché prevista la posa di segnalazioni tattili al suolo e il ricorso all’ascensore per superare dislivelli importanti.

La pavimentazione stradale, i marciapiedi, le fermate d’autobus e gli attraversamenti pedonali,

saranno dotati di soluzioni che escludano i cambi di livello improvvisi o altro che impedisca la continuità di percorrenza.

Nelle situazioni sopra indicate e pure nei parcheggi auto (forniti di spazi addizionali), sarà prevista la presenza di scivoli per superare l’impedimento costituito dai cordoli.

 

Il servizio del trasporto pubblico del disabile dovrà essere  più capillare e le famiglie dovrebbero essere adeguatamente informate sugli orari, sui tragitti e sulle fermate del medesimo servizio. In caso di malfunzionamento della pedana o di qualsiasi altro inconveniente occorre dare disposizioni affinché la ditta che assicura il trasporto deve intervenire immediatamente.

 

Il miglioramento qualitativo per chi vive a Senigallia, anche in situazione di handicap, costituirà non solo il segno tangibile di civiltà urbana, ma anche la più efficace pubblicità per il turista che deciderà di passare nella nostra città le sue vacanze. Tra l’altro, l’offerta della accoglienza turistica sociale rappresenta uno dei campi che possono contribuire al consolidamento del nostro turismo in generale. Ad esempio, anche il riconoscimento della “bandiera blu” implica proprio l’attenzione al problema della disabilità come uno dei requisiti più importanti.

 

 

Politiche per lo sport

Riteniamo che le politiche per lo sport non possano prescindere da alcuni presupposti principali.
Ad esempio, che debba essere garantita una “gestione democratica” degli impianti e degli spazi sportivi, nel senso che la fruibilità degli impianti deve essere rivolta a tutti i cittadini che esercitano la pratica sportiva sia a livello amatoriale che dilettantistico o professionistico.

A tal fine è necessario che l’Amministrazione comunale, tra l’altro proprietaria della gran parte degli impianti, stabilisca delle regole di gestione che evitino l’uso privatistico ed esclusivo da parte di alcune soggetti, discriminando la pluralità del mondo sportivo; dette regole di gestione andrebbero riportate nelle convenzioni da stipulare tra l’Amministrazione e le società sportive che gestiscono gli impianti.

 La Convenzione dovrà stabilire le modalità di uso, il presupposto di alternanza tra società, ma soprattutto le finalità sociali delle associazioni a cui vengono affidati gli impianti. Ciò significa che le società e le associazioni sportive debbano avere tra le finalità della loro attività, azioni rivolte tanto alla promozione sociale e all’incontro tra i cittadini, quanto allo sviluppo del turismo sportivo. In questa logica anche lo sport cittadino può rispondere ad un’apertura della città verso l’esterno del proprio ambito territoriale con l’organizzazione di eventi sportivi di carattere nazionale e internazionale.

Come richiamato, la gestione democratica degli impianti può garantire un effettivo sviluppo dello sport a Senigallia, individuando uno strumento idoneo e per questo proponiamo che la Consulta dello Sport, rimasta sulla carta, diventi un effettivo strumento di programmazione sportiva e di rilancio di una vera politica per lo sport, attuale, aggiornata e di qualificazione delle sue importanti finalità.

 


Il tema del fine vita (testamento biologico) e donazione degli organi

La legge sul testamento biologico è motivo di interesse per molta parte della collettività e il Parlamento dovrà necessariamente tenere in giusta considerazione gli orientamenti in merito della popolazione italiana.

L’art. 32 della Costituzione nel “tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo” afferma anche che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario”.

Crediamo che tale diritto vada garantito a tutti coloro che desiderano, in vita e in piena lucidità mentale, lasciare precise indicazioni sulle proprie volontà su terapie alle quali si vuole essere sottoposti e su quelle che si intendono rifiutare nel caso si dovesse perdere la coscienza e la possibilità di esprimersi.

Per questo, come già attuato in altri comuni del territorio nazionale, proponiamo la istituzione di un’ Anagrafe che raccolga un Registro delle certificazioni individuali e volontarie in merito ai trattamenti sanitari di fine vita (cosiddetto Testamento biologico) e in merito alle donazioni di organi in caso di morte.
In attesa di una legge in materia, l’Anagrafe del Comune potrebbe attivare una procedura informatizzata che consenta di archiviare buste chiuse (con scritto nome della persona e numero di protocollo), con l’indicazione di fiduciari che, in caso di emergenza, possano rivolgersi ai Servizi anagrafici e chiedere la busta da portare ai medici.
Le indicazioni del paziente non saranno vincolanti dal punto di vista giuridico per il medico, ma avranno comunque un peso maggiore di un puro valore simbolico: potrà essere presentato di fronte a un giudice.
Riteniamo l’iniziativa una scelta di civiltà e libertà degna di una cultura della dignità umana per noi imprescindibile, rifiutando il concetto del potere assoluto dello Stato sulla vita dei suoi cittadini (soprattutto in materia di bioetica).

   

 

Il welfare municipale

Nel contesto della crisi attuale, che coinvolge anche il nostro territorio riteniamo sia giusto realizzare
ed investire nel welfare municipale che deve essere inteso non come assistenza ma come uno degli strumenti strategici per la crescita della città in termini di qualità della vita, di benessere individuale e collettivo.
Si tratta di politiche sociali che abbiano come terreno di applicazione la centralità della persona e il decoro del suo habitat, la riqualificazione delle periferie e la salvaguardia del loro tessuto democratico.
Per unire le disponibilità e portare a sintesi gli interessi spesso contraddittori non è sufficiente una buona teoria, servono, piuttosto pratiche di democrazia partecipata, sedi di condivisione di problemi e delle ipotesi di soluzione.
La presenza crescente di stranieri a Senigallia pone questioni fino ad ora non affrontate. Se la nostra città sarà sempre più “multietnica” sono necessarie occasioni affinché sia coloro che vi sono nati, sia le comunità che hanno radici culturali e religiose diverse possano trovare opportunità di conoscenza reciproca e di confronto. E’ prioritario creare le condizioni affinché persone che hanno culture e sensibilità diverse possano innanzitutto conoscersi e quindi valutare vincoli e opportunità della condivisione di tempi e spazi di vita quotidiana.
 
La legge 328/00 ha introdotto il welfare nel sistema di governance cittadina, con il Comune centro della programmazione delle risposte alla domanda sociale, ma il progressivo taglio nei trasferimenti delle risorse non ne consente la piena realizzazione evidenziando un limite culturale che va superato. Il welfare non può essere inteso come un costo, ma come il principale investimento per far ripartire la crescita sociale ed economica. L’isolamento culturale e materiale risulta essere anche nella nostra città tra le principali cause della disgregazione del nucleo familiare che si concretizza nella rinuncia alla cura dei propri figli, al sostegno dei propri anziani, alla cura delle relazioni sociali.
Per contrastare tutto questo si rende necessario mettere in moto un processo di partecipazione che coinvolga gli utenti, il terzo settore, gli operatori pubblici e del privato sociale con l’obiettivo di scrivere le regole di un nuovo contratto sociale, le strategie, i modelli educativi, gli strumenti d’inclusione e di contrasto alla povertà.
Il nuovo sistema di welfare municipale a cui pensiamo si fonda su tre pilastri:
• l’integrazione socio-sanitaria;

• l’integrazione socio-educativa;
• l’integrazione socio-lavorativa.

Si tratta di costruire una modalità integrata tra le istituzioni che sia in grado di offrire al cittadino  una presa in carico complessiva, capace di offrire una risposta adeguata al profilo di ciascun soggetto. Il presupposto di un welfare integrato è la conoscenza approfondita della domanda sociale e un sistema di gestione delle informazioni capace di comunicare ai cittadini un’offerta dettagliata dei servizi, erogando le prestazioni necessarie, senza duplicazioni, ottenendo la massima efficacia e investendo prioritariamente sulla prevenzione e sul monitoraggio permanente dei soggetti in carico e sulla qualità dell’offerta.

L’integrazione socio-sanitaria.
E’ necessario un processo innovativo e coraggioso basato su una infrastrutturazione organica tra Comune e Asur per la definizione di un sistema unitario di accesso, di valutazione integrata, di attuazione di percorsi e progetti personalizzati.
E’ inoltre indispensabile avere una maggiore consapevolezza del livello delle risorse professionali ed economiche investite e dedicate in modo tale che le quote di compartecipazione alla spesa siano la conseguenza di una programmazione e non il semplice passaggio di quote stabilite dalla normativa vigente.
E’ opportuno realizzare infine, un sistema integrato di cure domiciliari con investimenti dedicati sollecitando una manovra strategica regionale che determinerà nel tempo un notevole risparmio evitando ricoveri ospedalieri impropri. Pur considerando adeguata la risposta sanitaria, si ravvisa la necessità di un miglior raccordo organizzativo tra le varie componenti assistenziali, mediato da un unico punto di riferimento cui l’anziano in difficoltà può rivolgersi.

 

L’integrazione socio-educativa.
Va costruito un sistema di integrazione tra politiche sociali e politiche della scuola, dello sport, della formazione e lavoro con la finalità di programmare ed attivare progetti di cittadinanza attiva per gli studenti e i giovani del territorio, di promuovere una corresponsabilizzazione della società adulta nell’attivazione di una cultura formativa adeguata, di attivare una rete integrata territoriale di ascolto e di presenze diffusa nelle scuole e sul territorio che offra garanzia di percorsi di inclusione sociale anche a tutti gli adolescenti e i minori in stato di difficoltà. Una particolare attenzione va riservata ai centri di aggregazione giovanile. Essi si prefiggono l’obiettivo della formazione giovanile responsabile e saranno gestiti dai giovani stessi coadiuvati da formatori esperti, secondo un regolamento che valorizzi la responsabilità del giovane in formazione.

 

L’integrazione socio-lavorativa.
Il welfare per la cittadinanza e lo sviluppo diventa il principale strumento strategico per una crescita che abbia tra i suoi indicatori di riferimento il benessere, la qualità della vita, la promozione dell’accesso ai diritti. Fondamentale in tale ottica l’integrazione tra i servizi sociali e i servizi per l’impiego per puntare alla promozione delle capacità lavorative dei giovani e delle categorie svantaggiate.
Le azioni di occupabilità e di avvicinamento e accompagnamento al mondo del lavoro hanno una forte potenzialità nel contrasto ai processi di marginalizzazione sociale e nella costruzione di senso e di futuro per l’insieme della comunità.
E’ necessario implementare le azioni di sistema finalizzate alle realizzazioni di esperienze di impegno in aziende del territorio per le categorie svantaggiate e di percorsi formativi tesi ad esaltare tratti specifici e residue capacità lavorative, con specifiche opportunità di orientamento al lavoro dedicate agli studenti che si accingono a concludere la scuola dell’obbligo.

 


La struttura organizzativa del Comune

Oggi la struttura organizzativa del Comune di Senigallia è il risultato della riorganizzazione complessiva che ha visto un consistente incremento della figure con funzione dirigenziale che da quattro, una per ciascuna area (amministrativa, contabile, tecnica, vigilanza, più il segretario comunale), sono passate a undici, più il segretario comunale.

Di converso, a seguito della esternalizzazione di servizi e funzioni (totali o parziali) e della mancata ricopertura di molti posti resisi vacanti per pensionamento, è diminuito in modo consistente l’organico e se ne è modificata sostanzialmente la composizione con i seguenti effetti:
• è diminuito il numero degli operai, essenzialmente per la esternalizzazione dei servizi e la conseguente mancata ricopertura dei pensionamenti,
• è aumentato in modo consistente il personale con qualifica tecnica (geometri, ingegneri, architetti),
• è diminuito il personale amministrativo di tutte le fasce per la scelta di non ricoprire i posti vacanti, salvo alcune eccezioni (ufficio Comunicazione).

E’ cambiata nel tempo anche la modalità di reclutamento del personale che negli ultimi anni è stato inserito nell’organico dell’ente: sono stati pochissimi i concorsi pubblici; i blocchi delle assunzioni previsti in varie finanziarie (e le riforme del lavoro) hanno fornito l’occasione per assunzioni senza selezioni (generando dubbi sulla “trasparenza”) e con contratti di lavoro di vario tipo (a tempo determinato, co.co.co., co.co.pro.); persino le mobilità sono state effettuate senza criteri codificati e gestiti in modo del tutto discrezionale.

La “riorganizzazione” operata avrebbe, negli obiettivi, la finalità di migliorare l’efficienza e contenere la spesa. In realtà si evidenziano situazioni di criticità che rendono disattesi gli obiettivi espressi e delineano una “caduta” di qualità del servizio in molti settori che si ripercuote in livelli di insoddisfazione da parte dei cittadini/utenti e da parte anche del lavoratori dell’Ente Comune, che faticano spesso a trovare soddisfazione e motivazione alla loro prestazione professionale.

Citiamo solo alcuni elementi a titolo di esemplificazione:
- lo spazzamento della strade, la pulizia della caditoie e la stessa raccolta differenziata. Se è ovviamente giusto e corretto sensibilizzare la cittadinanza su aspetti così delicati come la gestione del problema rifiuti, va anche detto che la stessa segnala elementi di forte criticità e le strade della città appaiono veramente poco pulite.
- A fronte di una spesa del personale per forza di cose in diminuzione (il patto di stabilità non permette di spendere più di quanto non si sia speso nell’anno precedente) il costo complessivo della “macchina” amministrativa aumenta.
- Le modalità di approccio nei confronti dei problemi del personale e delle relazioni sindacali (intrattenute con notevole insofferenza da parte pubblica) hanno generato uno strisciante malcontento tra i dipendenti (esclusi ovviamente i beneficiati).

Crediamo che una gestione oculata e razionale del personale potrebbe portare ad un deciso miglioramento della qualità dei servizi offerti alla collettività ed ad un risparmio di spesa che potrebbe essere investito in ulteriori opere e servizi, in modo da generare un circolo virtuoso in cui si incrementa la soddisfazione dei cittadini e dei dipendenti.

La nostra proposta operativa muove essenzialmente da due considerazioni:
• rivedere il numero delle figure dirigenziali che da sole assorbono una quota ingente delle spese complessive del personale (circa € 800.000)
•  investire nell’assunzione di personale in quei servizi sulla carta non ancora esternalizzati, ma che attualmente vengono comunque affidati a ditte e cooperative esterne.

Riorganizzando la struttura è possibile prevedere:
• un Segretario-Direttore Generale con funzioni di coordinamento generale dell’appartato burocratico;
• una figura con funzioni dirigenziale nell’area tecnica (urbanistica e lavori pubblici);
• una figura con funzione dirigenziale nell’area di vigilanza;
• una figura con funzione dirigenziale nell’area amministrativa e contabile;
• la figura con funzione dirigenziali per la farmacia (ove non fosse inserita in altro servizio).

Considerando che all’interno delle funzioni professionali già esistenti in diversi settori, esistono figure con competenze ed esperienze di sicura efficacia e potenzialità e all’altezza degli incarichi, ci sembra plausibile ragionare in termini di sviluppo di funzione, riducendo al minimo il ricorso dirigenti esterni.
Potrebbero così liberarsi delle risorse (circa 500.000 euro) che, rapportate al costo medio di un dipendente di fascia medio bassa (retribuzione mensile netta 1.000/1.200 euro, costo per l’amministrazione pari a circa  1.900/2.300 euro mensili, costo annuo medio intorno ai 25.000 euro), corrispondono a circa 20 dipendenti.

Diversi sono i servizi che potrebbero essere potenziati o sostanzialmente recuperati all’interno della struttura dell’ente, ad esempio:
• la manutenzione delle aree verdi potrebbe essere gestita in economia attraverso  una squadra di operai propri: il personale durante la stagione primaverile-estiva potrebbe dedicarsi agli sfalci e nel restate periodo alla rimozione delle foglie e alla pulizia delle caditoie stradali, in modo da evitare i frequenti allagamenti stradali che spesso vediamo a seguito delle piogge (talvolta più intense in seguito ai cambiamenti meteorologici). I risparmi di gestione potrebbero essere investiti nell’acquisto di attrezzature di supporto ai fini di una maggiore efficienza ed economicità del servizio.
• La segnaletica stradale, che attualmente dispone di due soli operai, viene appaltata a ditte esterne. Ciò rallenta i tempi di attesa (progetto, gara d’appalto) anche per una normale operatività e per operazioni banali come un passaggio pedonale.
• La gestione delle aree di sosta a pagamento nel centro storico e sui lungomari. La ditta che aveva vinto la gara ha il contratto scaduto prorogato di sei mesi, i parcometri sono di proprietà comunale in quanto ceduti dalla ditta; perciò non vi è ragione di dover versare alla stessa una quota parte dei proventi ed anticipare le somme per il pagamento degli ausiliari del traffico, che invece potrebbero essere assunti direttamente dal comune.
• L’ufficio cultura, oggi impropriamente annesso al Servizio Attività Economiche, dovrebbe recuperare la sua collocazione naturale con la Pubblica Istruzione e la sua funzione centrale di valorizzazione complessiva della città.
•  L’ufficio turismo, ridotto ai minimi termini e del tutto inadeguato rispetto all’importanza di questo settore, andrebbe potenziato in vista non solo della gestione delle attività, ma anche per la progettazione e la promozione di Senigallia e del suo territorio.
• Gli asili, dove vi è stata una parziale esternalizzazione del servizio con un ricorso sempre più massiccio al personale delle cooperative. Sul piano dei costi, nonostante le dipendenti delle cooperative percepiscano una retribuzione decisamente inferiore rispetto alle maestre comunali, questo sistema è più oneroso per le casse comunali, sebbene garantisca maggiore elasticità. Per far rientrare completamente il servizio sarebbero necessarie dieci assunzioni. Pertanto, con una quota di assunzioni ed il mantenimento di una aliquota minima di personale esterno, si potrebbe ampliare l’offerta.

Ovviamente, tenuto conto dei limiti della spesa, si potrà scegliere quale opzione è immediatamente attivabile e quale potrebbe essere oggetto di un progetto di medio periodo.

Rimangono, in ogni caso almeno due figure che dovrebbero essere necessariamente ricoperte nel prossimo futuro:
il direttore della biblioteca comunale (non è pensabile che in una città di questa dimensione questo ruolo sia soppresso, ritenendo poi che intorno alla biblioteca ed all’archivio dovrebbe ruotare il polo culturale cittadino);
il responsabile dello sportello unico attività produttive, che nel nostro comune non è mai stato attivato, ma che avrebbe invece un ruolo strategico nello sviluppo di Senigallia.

 


Per una città ad amianto zero

Senigallia ha pagato un altissimo tributo di vite umane per la presenza sul suo territorio della Sacelit, fabbrica che produceva manufatti in cemento-amianto.

In questi ultimi anni, si è proceduto alla demolizione dello stabilimento e alla bonifica dell'area dove questo era insediato; tuttavia restano forti dubbi sulle modalità utilizzate in tale intervento, condotto senza che fosse adottato un rigoroso isolamento dal contesto circostante, fortemente urbanizzato.
 Inoltre, nel territorio del nostro comune, proprio perchè in loco era operativo quello stabilimento, che rendeva immediatamente reperibili sul mercato manufatti di cemento-amianto (tubazioni, condotte, coperture ondulate e altro) da usarsi come complementi per l'edilizia, si registra una diffusione capillare di tali materiali, istallati copiosamente un po' ovunque.

 Attualmente l'alta pericolosità dell'amianto è fuori discussione e la produzione e l'utilizzo di manufatti che lo contengono sono oggi banditi dalla legge. E' anche noto, però, che la pericolosità della fibra d'amianto si conserva nel tempo e si manifesta in modo particolare quando il manufatto che la contiene si deteriora, si frantuma e si sbriciola, provocandone la dispersione nell'aria.

 A questo proposito, l'unica azione efficace risiede nella prevenzione ovvero nella messa in sicurezza, nella rimozione e nella sostituzione dei manufatti medesimi, che non può essere lasciata solo alla iniziativa ed alla responsabilità dei singoli, per le evidenti connessioni con la salute pubblica.
 Pertanto, così come negli anni scorsi sono state rimosse le coperture di cemento-amianto dagli edifici pubblici, oggi si tratta di impegnarsi sia per la sostituzione delle condutture in amianto dell'acquedotto pubblico sia per la realizzazione di un vero e proprio censimento della presenza di manufatti contenenti amianto negli edifici e nelle proprietà private.

 Solo il censimento sarà possibile conoscerne la diffusione, valutarne le condizioni di conservazione e promuoverne o l'eliminazione o la messa in sicurezza con idonei trattamenti.
 A questo proposito, deve essere promosso un progetto pilota in collaborazione con la Regione che preveda incentivi ed agevolazioni ai privati, in  modo, ad esempio, che quelle pericolose coperture siano sostituite con tetti fotovoltaici utilizzando nuove tecnologie oggi ampiamente disponibili e, così, si passi da una situazione ad alto rischio ad una molto più sicura.

 

Il futuro, i giovani, l’Amministrazione

 

Pensiamo anche che sia necessario restituire vitalità, partecipazione, presenza dei cittadini nella ricerca delle soluzioni e nelle scelte a vantaggio della comunità.

Nello stesso tempo, i prossimi cinque o dieci anni, potranno essere dedicati a formare una nuova e diffusa classe dirigente che viva la politica con spirito di servizio verso la comunità, lontana dal carrierismo, dalle lusinghe del potere, dalla politica-spettacolo. Penso che tanti saranno i giovani che potranno collaborare con me e con l’Amministrazione, in modo tale che apprendano che la politica è sì disinteresse personale e non distribuzione di poltrone o di favori, ma è anche il massimo di interesse e attenzione al bene pubblico.

Sarà perché sono uomo di scuola (e la scuola mi mancherà nei prossimi anni), ma sarebbe entusiasmante pensare al prossimo mandato amministrativo come una scuola di formazione per tanti giovani, di diverse culture, che vogliano vivere la cittadinanza in modo intenso, in prima persona, col piacere di mettere il gioco la loro intelligenza a servizio degli altri.

Lasceremmo così la più feconda delle eredità alla Senigallia di domani.

 

 

 

Filmati

Una breve presentazione della candidatura di Roberto Mancini, introdotta da Luigi Rebecchini, segretario di Rifondazione Comunista.

 

 

Intervista a Roberto Mancini fatta da Claudio Cavallari: si parla della mozione in Consiglio Comunale sull'Acqua pubblica e della situazione sull'edilizia di Senigallia

 

Vario

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